Piccoli Passi verso la Santità

Abbiamo spesso sottolineato che la vita di preghiera è autentica se e solo se incide sulla nostra quotidianità, modificando il nostro cuore e le nostre azioni secondo il Cuore di Dio, divenendo passo dopo passo più simili a Gesù. La santità, cioè la piena conformità al Cuore di Dio, non si raggiunge tutta in una volta, ma – come ci ha ricordato Papa Francesco in una recente catechesi – a PICCOLI PASSI, passi che sono alla PORTATA DI TUTTI! Non si tratta quindi di diventare supereroi, ma di lasciarci trasformare dallo Spirito Santo… per fare questo vi proponiamo ogni settimana un pensiero, molto concreto, di una figura carmelitana che ci possa aiutare… e BUON CAMMINO!!!

 

SAPER DIRE GRAZIE… A DIO!

Dobbiamo diventare … un rendimento di grazie al Signore. E’ ovvio che per diventarlo bimbo in braccio alla mammabisogna renderci conto che il Signore ci colma di grazia; bisogna renderci conto che siamo oggetto della sollecitudine di Dio; bisogna renderci conto che la trama delle grazie del Signore ci avvolge, potremmo dire addirittura ci intride, ci permea, ci sostanzia. E’ un modo di vedere la vita il rendimento di grazie; è un modo di interpretare l’esistenza… Quante cose da imparare per la nostra vita spirituale, per la nostra vita di preghiera! La nostra vita è tutta un tessuto di grazie di Dio: abbiamo ricevuto tutto dal Signore. Più ci pensiamo, più abbiamo da essere sorpresi e sopraffatti. … [se ci pensassimo] passeremmo di meraviglia in meraviglia perché quel contemplare ogni giorno la fedeltà di Dio… quasi ad essere ostinato nella sua misericordia, finirebbe col rendere la nostra vita gaudiosa… Ce n’è tanto bisogno al giorno d’oggi… ci sarebbe tanto pessimismo di meno. Ci sarebbe un senso della Provvidenza più vivo, più vivo, più vivo! Quando incontriamo tanta gente costernata perché “cosa succede? – Cosa succederà? – In che tempo viviamo?” se noi avessimo il cuore colmo di rendimento di grazie forse rassereneremmo tanti spiriti e tanti cuori ed accenderemmo tante speranze nel mondo… Non è una testimonianza che dobbiamo rendere al Signore che se la merita? Questo Signore che non dorme, questo Signore che non è distratto, sopraffatto, deluso, esaurito… che non è invecchiato, questo Signore che è il glorioso Signore di sempre, di sempre, di sempre!

 

Card. Anastasio Ballestrero

 

Non giudicare…

Sì, lo sento, quando sono caritatevole è Gesù solo che agisce in me, più sono unita con lui, più amo anche tutte le mie sorelle. Quando voglio aumentare in me quest’amore, soprattutto quando il demonio cerca di mettermi davanti agli occhi dell’anima i difetti di quella o quell’altra sorella che mi è meno simpatica, mi affretto a cercare le sue virtù, i suoi buoni desideri; mi dico che, se l’ho vista cadere una volta, ella può bene avere riportato un gran numero di vittorie che nasconde per umiltà, e perfino ciò che mi pareva un errore può benissimo essere, a causa dell’intenzione, un atto di virtù. Non faccio fatica a persuadermene, perché un giorno ho fatto una piccola esperienza che mi ha dimostrato come non si debba giudicare mai. Fu durante una ricreazione… bisognava aprire la porta grande degli operai per far entrare degli alberi destinati al presepio. … io pensavo che se m’avessero mandato a servire da « terza »,[cioè andare ad aprire la porta con la portinaia] sarei stata ben contenta; la madre sotto-priora mi disse proprio di andare io, oppure la con sorella che si trovava accanto a me. Cominciai a togliermi subito il grembiule, abbastanza lentamente affinché la mia compagna si liberasse dal suo prima di me, perché pensavo di farle piacere lasciandole la possibilità di essere «terza ». La suora che sostituiva la portiera ci guardava ridendo, e quando vide che mi ero alzata ultima, mi disse: «Avevo ben pensato che non sarebbe stata lei a guadagnare una perla per la sua corona, andava troppo piano … ». Certamente tutta la comunità credette che avessi agito per natura, e non saprei dire quanto bene all’anima mi abbia fatto una cosa così piccola, rendendomi indulgente per le debolezze delle altre. Ciò mi impedisce anche di provare un senso di vanità quando sono giudicata favorevolmente, perché mi dico questo: poiché prendono per imperfezione i miei piccoli atti di virtù, potranno altrettanto bene ingannarsi prendendo per virtù ciò che è soltanto imperfezione. Allora dico con san Paolo: «Mi metto ben poco in angustie per il giudizio di qualsiasi tribunale umano. Non mi giudico io stessa, colui che mi giudica è il Signore».

Santa Teresa di Lisieux

Pazienza

« Signore, eccomi: oggi è stata una cattiva giornata, ho perso la pazienza. Non mi sono ricordato della tua pazienza, ho dimenticato che tu sei venuto al mondo, incarnazione di pazienza. Lo dico tutti i giorni nel Credo che sei passibile. Quanto mi consola la fede che mi costringe a credere che sei vissuto di pazienza, perché sei passibile come me! Signore, che questo credere alla tua pazienza me lo sappia ricordare bene al momento opportuno. In te ho lo specchio della pazienza: tu sei stato forte e soave insieme, hai saputo armonizzare così bene le esigenze della fortezza e la soavità della pazienza! Signore, nessuno poteva avere ragione, quando ti metteva nella condizione di avere pazienza. Tu non hai mai perso la pazienza dicendo: ho ragione io! … mentre tante volte io vado a cercare le scuse delle mie impazienze dicendo appunto che avevo ragione … Signore, quando capirò che la radice profonda della pazienza è nell’umiltà, nella tua umiltà? Questo, Signore, voglio capire; ho bisogno di questo. Quando sarò convinto che la mia pazienza non è altro che l’esercizio di quella virtù della fortezza di cui ti sono debitore? Per fare di me, debole e fragile, una creatura forte e vittoriosa, tu hai conosciuto la sconfitta, l’umiliazione; sei stato un vinto fino in fondo perché io fossi un vittorioso. Ecco, Signore, adesso mi pare di capire che cosa è la pazienza; dammela! Fa’ che la mia pazienza sia un atto di fedeltà alla tua pazienza, un atto di riconoscenza per la tua pazienza infinita ».

Cardinale Anastasio Ballestrero

 

Abbandonarsi e Dimenticarsi

 Cara signora, poiché mi permette di parlarle come ad una sorella amata, mi sembra che il buon Dio le chieda un abbandono ed una confidenza senza limiti. Nelle ore di maggior sofferenza in cui sente dei vuoti spaventosi, pensi che allora egli scava nella sua anima delle capacità più grandi di riceverlo, vale a dire in certo modo infinite come lui…

Per quanto riguarda il morale, non si lasci mai abbattere dal pensiero delle sue miserie Il grande San Paolo dice: « Dove abbonda il peccato, sovrabbonda la grazia ». Mi sembra che l’anima più debole, perfino la più colpevole, sia quella che ha più margine di speranza e l’atto che essa compie per dimenticarsi e gettarsi nelle braccia di Dio lo glorifichi e lo riempia di gioia più che tutti i ripiegamenti su se stessa ed ogni altro tentativo di scrutare le proprie infermità. Essa infatti possiede e porta in se stessa un Salvatore che la vuole purificare ad ogni momento. Ricordi la bella pagina del Vangelo dove Gesù dice al Padre «che gli ha dato potere sopra ogni carne al fine di comunicarle la vita eterna ». Ecco quello che vuole compiere in lei. Vuole in ogni momento che esca da se stessa e abbandoni ogni preoccupazione per ritirarsi in quella solitudine che egli si è scelta nel fondo del suo cuore. È sempre là, anche se lei non lo sente. L’aspetta e vuole stabilire con lei « un mirabile commercio »…un’intimità di Sposo e sposa. Le sue infermità, le sue mancanze, tutto ciò che la turba, è lui stesso, mediante questo contatto continuo, che vuole eliminarle dalla sua anima, Non ha forse detto: «Non sono venuto per giudicare, ma per salvare?» … Quello che conta è che lui non cambia mai, che nella sua bontà è sempre piegato su di lei per unirla stabilmente a sé. Cara signora, forse le sembrerà difficile dimenticarsi. Invece è tanto semplice da non meritare alcuna preoccupazione. Le dirò il mio « segreto ». Basta pensare a Dio che abita in noi come nel suo tempio.

 Beata Elisabetta della Trinità

 

Ascoltare Gesù

Ascoltare Gesù. Ascoltare la predica di Gesù. «E come posso fare questo, padre? Su quale canale della tv parla Gesù?» Ti parla nel Vangelo! E questa è un’abitudine che noi ancora non abbiamo: di andare a cercare la Parola di Gesù nel Vangelo. Portare sempre un Vangelo con noi, piccolino, o averlo nella mano. Cinque minuti, dieci minuti. Quando sono in viaggio, quando devo aspettare… prendo il Vangelo dalla tasca o dalla borsa e leggo qualcosa o a casa. E Gesù mi parla, Gesù predica a me lì. È la Parola di Gesù. E dobbiamo abituarci a questo: sentire la Parola di Gesù, ascoltare la Parola di Gesù nel Vangelo. Leggere un passo, pensare un po’ che cosa dice, che cosa dice a me. se non sento che mi parla, passo ad un altro. Ma avere questo contatto quotidiano con Vangelo, pregare col Vangelo; perché così Gesù predica a me, dice col Vangelo quello che vuole dirmi. Io conosco gente che sempre lo porta e quando ha un po’ di tempo lo apre, e così trova sempre la parola giusta, per il momento che sta vivendo. Questa è la prima cosa che voglio dirvi: lasciate che il Signore predichi a voi. Ascoltare il Signore.

Papa Francesco

Ama il prossimo come te stesso

Studiati di esser paziente nel sopportare i difetti e le debolezze altrui, qualunque siano, perché anche tu hai certo molte cose che gli altri debbono tollerare. Se tu non riesci a diventare quale vorresti, come puoi pretendere di ridurre gli altri secondo il tuo talento? Noi desideriamo che gli altri siano perfetti, eppure non riusciamo a liberarci dei nostri difetti. Vorremmo vedere gli altri severamente corretti, e intanto noi sdegniamo di essere rimproverati per le nostre colpe; ci duole che ad altri molto si conceda, e ci lagniamo se si nega a noi ciò che chiediamo; vediamo con piacere che ad altri vengano imposte regole e restrizioni, ma non vogliamo che si ponga a noi alcun freno. Ciò dimostra quanto raramente trattiamo il prossimo come noi stessi. E se tutti fossero perfetti, che ci resterebbe a patire dagli altri per amor di Dio? Il Signore ha così disposto, affinché ciascuno impari « a sopportare il peso dell’altro» (Gal. VI, 2), poiché nessuno può bastare a se stesso, nessuno è abbastanza saggio per sé, ma occorre che ci sopportiamo fraternamente, ci confortiamo, ci aiutiamo, ci ammoniamo e ci incoraggiamo a vicenda.

Dall’Imitazione di Cristo

 

AMORE PER IL PROSSIMO, SEGNO DELL’AMORE PER DIO

«Saprò il tuo amore per me, quando tu amerai il tuo prossimo. Ma se tu non ami il tuo prossimo, io saprò che tu non mi ami». Ogni volta che tu vedi nel tuo prossimo la creatura senza Gesù, tu cadi molto in basso… Ero in adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento. Provai un grande desiderio di fare qualche cosa per Gesù. Gli dissi: «Signore che cosa posso fare per farti piacere e servirti?» Una voce mi rispose: «Servi il tuo prossimo e servirai me!» Gli chiesi una seconda volta: «Signore, che cosa devo fare per amarti?» Di nuovo la stessa voce: «Ama il tuo prossimo e mi amerai. Da questo saprò che mi ami realmente»

Dalle parole pronunciate durante alcune estasi della Beata Maria di Gesù Crocifisso

 

Lasciati guarire da Gesù

Gesù guariva: lasciatevi guarire da Gesù. Tutti noi abbiamo ferite, tutti: ferite spirituali, peccati, inimicizie, gelosie; forse non salutiamo qualcuno: «Ah, mi ha fatto questo, non lo saluto più.» Ma questo dev’essere guarito! «E come faccio?» Prega e chiedi a Gesù che lo guarisca. È triste quando in una famiglia i fratelli non si parlano per una stupidaggine; perché il diavolo prende una stupidaggine e ne fa un mondo. Poi le inimicizie vanno avanti, tante volte per anni, e si distrugge questa famiglia. I genitori soffrono perché i figli non si parlano, o la moglie di un figlio non parla all’altro, e così le gelosie, le invidie… Questo lo semina il diavolo. E l’unico che scaccia i demoni è Gesù. L’unico che guarisce queste cose è Gesù. Perciò ad ognuno di voi dico: lasciati guarire da Gesù. Ognuno sa dove ha la ferita. Ognuno di noi ne ha; ne ha non solo una: due, tre, quattro venti. Ognuno sa! Che Gesù guarisca quelle ferite. Ma per questo devo aprire il cuore, perché Lui venga. E come apro il cuore? Pregando. «Ma, Signore, io non posso con quella gente di là, la odio, mi ha fatto questo, questo e questo…» «Guarisci questa piaga, Signore.» Se noi chiediamo a Gesù questa grazia, Lui la farà. Lasciati guarire da Gesù. Lascia che Gesù ti guarisca.

Papa Francesco

 

FIORETTI; pratica da riscoprire! Parola di Benedetto XVI

Vorrei aggiungere ancora una piccola annotazione non del tutto irrilevante per le vicende risvegliodi ogni giorno. Faceva parte di una forma di devozione, oggi forse meno praticata, ma non molto tempo fa ancora assai diffusa, il pensiero di poter «offrire» le piccole fatiche del quotidiano, che ci colpiscono sempre di nuovo come punzecchiature più o meno fastidiose, conferendo così ad esse un senso. In questa devozione c’erano senz’altro cose esagerate e forse anche malsane, ma bisogna domandarsi se non vi era contenuto in qualche modo qualcosa di essenziale che potrebbe essere di aiuto. Che cosa vuol dire «offrire »? Queste persone erano convinte di poter inserire nel grande com-patire di Cristo le loro piccole fatiche, che entravano così a far parte in qualche modo del tesoro di compassione di cui il genere umano ha bisogno. In questa maniera anche le piccole seccature del quotidiano potrebbero acquistare un senso e contribuire all’economia del bene, dell’amore tra gli uomini. Forse dovremmo davvero chiederci se una tale cosa non potrebbe ridiventare una prospettiva sensata anche per noi.

Benedetto XVI dall’enciclica Spe Salvi

Evitare le critiche interiori

Osserva, anche per un solo giorno, il corso dei tuoi pensieri: ti sorprenderà la frequenza e la vivacità delle tue critiche interne con immaginari interlocutori, se non altro con quelli che ti stanno vicino. Qual è di solito la loro origine? Questo: lo scontento a causa degli altri che non ci vogliono bene, non ci stimano, non ci capiscono; sono severi, ingiusti o troppo gretti con noi o con altri “oppressi”. Siamo scontenti dei nostri fratelli “senza comprensione”, cocciuti, sbrigativi, confusionari, ingiuriosi….        Allora nel nostro spirito si crea un tribunale, nel quale siamo procuratore, presidente, giudice e giurato; raramente avvocato, se non a nostro favore. Si espongono i torti; si pesano le ragioni; ci si difende; ci si giustifica; si condanna l’assente. Forse si elaborano piani di rivincita o raggiri vendicativi. Sono tempo e forze sprecate per chi considera che nulla ha valore, tranne l’amor di Dio. In fondo, sono sussulti dell’amor proprio, giudizi affrettati o temerari, agitazione passionale che si conclude con la perdita della pace interiore, con una minor stima degli altri, con un deplorevole incremento di quella che abbiamo di noi stessi. Sta sicuro che nessuno ti nuoce veramente se ti tratta male. Certo, è duro. Ma desidera essere misconosciuto e disprezzato: Cristo quando fu oltraggiato e deriso tacque. Accogli con dolcezza e silenziosamente chi ti tratta male. L’uomo è solo uno strumento. In realtà è la mano amante e forte di Dio che lo guida, e per suo mezzo cerca di spezzare la tua superbia, di rendere più duttile la tua durezza. Non criticare interiormente, anche solo per un momento, deliberatamente, sul male ricevuto. Da questo tribunale nascosto non può uscire nulla di buono. Nel pretorio di Gerusalemme, Gesù taceva.

Un Monaco

Umiltà, sorgente di felicità

L’umiltà è gioire di essere disprezzate, d’essere un nulla. L’umiltà non si irrita di nulla. L’umiltà è felice e gioiosa in ogni situazione, si contenta di tutto. Porta sempre il Signore nel cuore. La presuntuosità si erge contro tutto, tutto le è contrario, tutto la irrita, tutto la indebolisce. Si ribella a tutto, si scoraggia di tutto. La persona presuntuosa soffre in questo e nell’altro mondo. L’umile sperimenta gioia in questo e nell’altro mondo. Il Signore dice: «Osserva il verme della terra. Quanto più profondamente scava nella terra, tanto più è sicuro. Invece l’anatra nell’aria corre il pericolo dell’abbattimento. Quando giunge il freddo, la terra dona calore al verme; quando splende il sole, gli dona frescura». L’umiltà è il regno del cuore di Dio. Per raggiungere l’umiltà dobbiamo faticare. Allora Dio ce la dona. È troppo poco, quando affermiamo: «Dammela, Signore». No, dobbiamo seminare e lavorare. Seminate, lavorate e raccoglierete. Raccoglierai sempre quello che hai piantato. Pianti rovi, raccoglierai rovi; pianti rose, raccoglierai rose; semini grano, raccoglierai grano.

Dalle estasi della beata Mariam Baouardy

 

Non contestare

Credimi: non contestare con nessuno, perché non serve. Ogni persona è convinta del suo diritto e non cerca tanto di far luce, quanto di vincere con una gara di parole. Si rimane scontenti, attaccati alle proprie posizioni, e il diverbio continua interiormente. Il silenzio e la pace se ne vanno. Se non ne sei incaricato, non tentare di convincere. Ma se vuoi stare tranquillo, gira in fretta la pagina appena ti accorgi di un contrasto. Accetta di essere colpito al primo urto, e prega dolcemente Dio che in te e negli altri trionfi la Sua verità; poi va oltre: la tua anima non è un luogo pubblico, ma un santuario. Tu devi non tanto aver ragione, ma profumare con il balsamo del tuo amore. La verità della tua vita testimonierà della verità della tua dottrina. Guarda Gesù durante il processo: è stato zitto, accettando di aver torto; ora è la Luce per ogni uomo che viene nel mondo.

Un monaco

Orgoglio

Ho visto che l’orgoglio è la sorgente di tutti i peccati, e l’umiltà invece è la sorgente e il fondamento di tutte le virtù. L’orgoglio ha rovinato l’angelo più bello. Lucifero cadde per orgoglio. Se si fosse umiliato dinanzi a Dio, la sua bellezza sarebbe diventata ancora più sublime. L’orgoglio ne fece un demonio. Se Adamo ed Eva avessero umilmente chiesto perdono della loro colpa, Dio li avrebbe perdonati. Anche Giuda sarebbe stato perdonato se si fosse umiliato. L’orgoglio ci getta tutti in rovina. Per orgoglio, la volontà dell’uomo si oppone a Dio. L’anima umile diviene tutta luce, vive nella verità, arriva sino a Dio, e Dio si china su di lei. L’umiltà le prepara una strada per le altre virtù. Ho detto a Gesù molte cose che non posso ripetere. Vidi come il mio orgoglio contaminava tutto. Ho pregato Gesù di donarmi l’umiltà, e mi decisi a praticare questa virtù in ogni circostanza. Oh! quanto desidero l’umiltà e il divenire la più piccola di tutte le creature. Dio è pronto a perdonare a un peccatore che si umilia. Egli guarda con più amore ad un’anima che torna a lui con umiltà che ad un’anima fedele che si compiace delle sue virtù. Questa corre il pericolo di perdersi per orgoglio, mentre il peccatore con la sua umiltà ottiene misericordia.

Dalle estasi della beata Mariam Baouardy

«Il Signore si trova anche fra le pentole»

Questa frase la diceva S. Teresa con quella sicurezza che le veniva da un lungo rapporto d’amore con il Signore. La santa aveva scoperto nel Signore un amico che non ci lascia mai soli e quindi la facilità a parlargli… A volte, istintivamente aspettiamo si trovarci in situazioni ideali, adatte – riteniamo – a farci meglio pregare. Ma è come attendere chi è già con noi. In realtà, non solo non c’è niente che possa impedirci di pregare, ma anzi proprio nelle situazioni concrete il Signore si fa presente per offrirci il suo amore e unirci a sé. .. Per esempio, dire: «devo fare le tagliatelle, non posso pregare», oppure «devo insegnare, non posso pregare», è un discorso sbagliato. Perfino il mal di testa, la stanchezza, tutto può diventare preghiera. In certi casi magari non saremo capaci di altro che della nostra risposta di accettazione: «Padre, sia fatta la tua volontà». Ma questo è già pregare. Non intendo dire, con questo, che siamo dispensati dal dedicare del tempo esclusivamente a Dio: alla preghiera liturgica, all’Eucaristia soprattutto, alla preghiera personale. Ma un cristiano non può ridurre la sua preghiera solo a quando va in chiesa.

Card. Anastasio Ballestrero

Le frecce infuocate

Negli scritti di S. Teresa troviamo una nota molto rivelatrice. Spesso la santa, mentre parla ai lettori, interrompe la logica del discorso, si rivolge al Signore e gli dice cose deliziose: frasi spontanee, che mostrano come il suo cuore sia teso a Lui e come lo senta vicino a sé. S. Giovanni della Croce le chiama «frecce infuocate dirette a Dio». Ci si può servire, per esempio, di una frase del Vangelo: «Signore, fa’ che io veda», «aiuta la mia incredulità», oppure di parole spontanee: «Signore, quanto sei grande!», «Signore aiutami, dammi forza», «Signore, fa’ che io sappia perdonare.» Sono attimi e possono benissimo andare insieme con tutte le occupazioni che abbiamo: non ci rubano tempo, né attenzione, né energia; al contrario ci stimolano. Anzi, i vuoti di pensiero e di cuore, che nel nostro tempo sono tanto paurosi, possono essere colmati da queste aspirazioni o da preghiere vocali, come il Rosario. Si viaggia, si sale in ascensore, si aspetta che la macchina finisca il suo lavoro: ma cosa fa il cuore durante questi tempi perduti? Di che cosa li riempie, perché abbiano una risonanza per l’eternità?… In tal modo la preghiera, lungi dall’essere una pratica abitudinaria, diventa come il respiro che ci fa vivere le nostre giornate da cristiani.

Card. Anastasio Ballestrero

Tempo per Dio

Noi cristiani quanto tempo dedichiamo ad approfondire il mistero di Dio, il mistero della sua vita intima, la storia delle sua iniziative meravigliose a nostro riguardo? Quanto desiderio abbiamo di conoscere Dio, di non limitarci a qualche nozione sommaria? Come posso dire che credo se non mi interessa chi è Dio, cosa ha detto, cosa ha fatto? «Ma, padre, non ho tempo, vado a letto alle due!» «Ma fino alle due, cos’hai fatto?» «Ho guardato la televisione.» E’ più importante la televisione! E così gettiamo via il nostro tempo, perché tutto ciò che non trasformiamo in conoscenza e amore di Dio è tempo perduto per sempre. Che senso ha dire che il fine dell’uomo è Dio se nella nostra vita concreta non è così? Ascoltiamo tante parole. Ci passa tanta carta stampata fra le mani. Quanta parla di Dio?… E il nostro disimpegno nei confronti della conoscenza del Signore è tanto più grave se lo confrontiamo con l’impegno che ci mettiamo nell’aggiornarci sui problemi del mondo.

Card. Anastasio Ballestrero

Sempre nella gioia

Non bisogna dimenticare che la pace e il gusto di stare insieme restano uno dei segni del Regno di Dio. La gioia di vivere pur in mezzo alle difficoltà del cammino umano e spirituale e alle noie quotidiane, fa parte già del Regno. Questa gioia è frutto dello Spirito e abbraccia la semplicità dell’esistenza e il tessuto monotono del quotidiano…. Il saper fare festa insieme, il concedersi momenti di distensione […], il prendere le distanze di quando in quando dal proprio lavoro, il gioire delle gioie del fratello, l’attenzione premurosa alle necessità dei fratelli e delle sorelle,… l’affrontare con misericordia le situazioni, l’andare incontro al domani con la speranza di incontrare sempre e dovunque il Signore: tutto ciò alimenta la serenità, la pace e la gioia. La gioia è una splendida testimonianza di evangelicità […], punto di attivo di un cammino non privo di tribolazione, ma possibile perché sorretto dalla preghiera: «Lieti nella speranza, forti della tribolazione, perseveranti nella preghiera» (San Paolo ai Romani).

Dal documento “La vita fraterna in comunità” della Congregazione per i religiosi

La bella figura

Prima di tutto [l’umiltà] ci libera da tante piccinerie ed inutili preoccupazioni! Quante anime si turbano nell’esercizio della loro attività per mancanza di umiltà. Hanno tanta paura di non fare buona figura che finiscono naturalmente per far brutta figura. Bisogna che ci accontentiamo di quello che siamo! «L’umiltà è la verità», dice Teresa [d’Avila]. Ella, così svelta ed intelligente, non riusciva però in tutto. Sembra che non sia mai stata capace di abituarsi al cerimoniale del mondo. Parlando con le grandi Dame, si imbrogliava nei titoli, diceva «vostra grazia» quando occorreva «vostra eccellenza», ma lo faceva con tanto garbo che le Signore non se ne potevano offendere. […] Non aveva gran dono nel canto e… quando toccava a lei intonare.. si turbava tanto da farlo molto male! Mancanza d’umiltà!, giudicherà più tardi, e nota come quando non se ne occupò più, riuscì meglio.

Padre Gabriele di Santa Maria Maddalena

La fede

Il mezzo principale per l’unione con Dio è l’esercizio delle virtù teologali [cioè fede, speranza, carità]. Dobbiamo arrivare a camminare secondo la volontà di Dio, a dirgli sempre il nostro” si “, ad agire unicamente sotto il suo influsso. Per giungere a questo, è necessario vedere dov’è per noi la divina volontà e, per vederlo, abbiamo bisogno della fede. Ci vuole poi coraggio nell’abbracciarla, ed in questo saremo aiutati dalla speranza. Dobbiamo infine avere buona volontà, sostenuti dalla carità divina.

Bisogna acquistare lo spirito di fede: imparare a vedere tutto nella luce della fede. È notevole quanto la fede dipenda dalla volontà, sia nell’adesione: voler credere, sia nell’esercizio: imparare a vedere, in tutti gli avvenimenti, grandi e piccoli, il Padre celeste che ci vuole bene, Dio che ci rivolge un invito a corrispondere al suo amore per noi. Ciò non avviene spontaneamente, ma bisogna imparare a farlo volontariamente. Molte persone hanno spirito di fede nei loro rapporti con Dio, ma non nei loro rapporti col prossimo. Invece tutto quello che accade bisogna vederlo in relazione a Dio, alla divina Provvidenza; anche gl’incontri sgradevoli: una persona che c’inganna, che è sgarbata, che ci calunnia, che vorrebbe portarci al peccato; Dio non vuole tutto ciò ma, rispettando la libertà della creatura, lo permette, facendolo entrare nel suo piano santificatore e invitando l’anima a prudenza di fronte all’inganno, a fortezza nel resistere al male, a pazienza, umiltà, carità fraterna: Diligentibus Deum omnia cooperantur in bonum –Tutto concorre al bene di coloro che amano Dio [Rom. 8,28]. Quanta differenza tra colui che subisce e colui che invece riesce a pensare: – È Dio che mi rivolge il suo invito!

Padre Gabriele di Santa Maria Maddalena

La speranza: essere sicuri di Dio

 ANGELIUna virtù molto importante per la vita spirituale, nel nostro contatto con Dio, è la speranza. Il più grande difetto che ho trovato nelle anime – nell’esercizio della direzione spirituale – è questo: molte anime non hanno mai coltivato la fiducia in Dio, che è la grande forza della vita. Hanno ricevuto la virtù della speranza nel santo Battesimo, ma non l’hanno coltivata bene. Rimangono ripiegate su di sé, anzi talvolta – è il grande difetto del nostro secolo – hanno paura di Dio. Mentre il Signore si è rivelato a noi, nel Santo Vangelo, non come un vendicatore, non come colui che punisce, ma come nostro Padre, pieno di misericordia, anche per i poveri peccatori. La più bella manifestazione del Cuore di Dio è la parabola del Figliol prodigo. Non aveva ancora domandato perdono, e Dio vedeva che andava a lui con cuore contrito. Il Signore è tanto buono! Ci ama tanto! Il suo amore ci viene incontro. Ecco perché dovremmo coltivare la fiducia. Notate: Egli vuole che le nostre virtù diventino perfette. E sapete qual è la speranza perfetta? È quella che ci rende sicuri di Dio. Quando un’anima è sicura di Dio, sicura del suo amore, sicura della sua benevolenza, sicura del suo aiuto, allora osa tutto. Ed ecco come può diventare generosa. Allora, specialmente quando è portata a Dio da una volontà ferma e serena, che non è sentimento, ma volontà di far piacere a Dio, dice: “Signore, ti amo più di me stessa; voglio sempre fare la tua volontà, per mostrarti il mio amore “; allora l’anima diventa veramente potente, la sua vita può diventare veramente vigorosa, e potrà essere capace delle più grandi realizzazioni.

Padre Gabriele di Santa Maria Maddalena, OCD

 

Pregare perché le prove portino frutto

Bisogna pregare anzitutto perché Dio viva in noi e noi in Lui. Bisogna pregare perché le prove servano rispetto a questa vita divina, che è la sola vera vita e il solo vero bene. Persecuzioni, ingiustizie, calunnie, insidie molteplici ai nostri interessi e ai nostri diritti, malattie che abbattono il corpo e dolori che martirizzano la sensibilità, noi possiamo domandare che la bontà di Dio ci preservi da tutto ciò, ma in conformità al suo piano d’amore che è la regola suprema della nostra preghiera. Orbene, questo piano d’amore ha previsto che la prova ci visiterà, che la pazienza nel sopportarla in unione con Gesù ci sarà fonte eccezionalmente ricca e pura di merito e di espiazione… e che l’immagine divina, la rassomiglianza col Modello di ogni bellezza risplenderà in noi sotto tali colpi. La preghiera ci eleva fino a Dio, ci pone dinanzi a Lui, ci trasforma in Lui. In ciò sta la sue essenza e la sua bellezza indispensabile.

Augustin Guillerand, certosino

La perseveranza nella preghiera

Quaggiù Dio non si rifiuta mai, ma si nasconde spesso. Egli ama che lo si insegua, che lo si sappia attendere, che si abbia fiducia in Lui, che gli si chieda senza ricevere, che si ricomincino sempre degli sforzi che non sembrano ottenere nulla. Dio ama la perseveranza nella preghiera. La perseveranza è il frutto della fiducia. La fiducia, nei nostri rapporti con Dio, è la forma più autentica dell’amore ed è figlia della fede. La fiducia suppone una giusta idea di Dio. […] Perché l’Amore si fa attendere? Perché è l’Amore e vuole l’amore. L’amore che non sa attendere non è amore. Amare è donarsi; ma non solo per un momento della vita, né parzialmente. L’Amore è dono totale di sé e vuole il dono di sé totale. […] La preghiera che non si scoraggia, che insiste, che fa violenza, vince il cuore di Dio. Per questo Dio insiste nel domandarci di pregare con fiducia e perseveranza.

Augustin Guillerand, certosino.

 

A Sarajevo, avendo sentito che il Papa da 20 anni non guarda più la televisione, un giovane chiede il perché di questa scelta.

Il Papa: «Sì, a metà degli anni Novanta, ho sentito una notte che questo non mi faceva bene, mi alienava, mi portava fuori… e ho deciso di non guardarla. Quando volevo guardare un bel film, andavo al centro tv dell’arcivescovado e lo guardavo lì; ma soltanto quel film… La televisione invece mi alienava e mi portava fuori da me, non mi aiutava… Certo, io sono dell’età della pietra, sono antico! E noi adesso… io capisco che il tempo è cambiato: viviamo nel tempo dell’immagine. E questo è molto importante. E nel tempo dell’immagine si deve fare quello che si faceva nel tempo dei libri: scegliere le cose che mi fanno bene! […] Saper scegliere i programmi… Se io vedo che un programma non mi fa bene, mi butta giù i valori, mi fa diventare volgare, anche nelle sporcizie, devo cambiare canale. Come si faceva nella mia età della pietra: quando un libro era buono, tu lo leggevi; quando un libro ti faceva male, lo buttavi. E poi c’è … il punto della fantasia cattiva, di quella fantasia che uccide l’anima. Se tu che sei giovane vivi attaccato al computer e diventi schiavo del computer, tu perdi la libertà! E se tu nel computer cerchi i programmi sporchi, perdi la dignità! Vedere la televisione, usare il computer, ma per le cose belle, le cose grandi, le cose che ci fanno crescere. Questo è buono!»

Coi giornalisti il Papa ha poi specificato: «E’ curioso, in tante famiglie le mamme e i papà mi dicono: siamo a tavola con i figli e loro con il telefonino sono in un altro mondo. È vero che il linguaggio virtuale è una realtà che non possiamo negare: dobbiamo portarla sulla buona strada, perché è un progresso dell’umanità. Ma quando questo ci porta via dalla vita comune, dalla vita familiare, dalla vita sociale, ma anche dallo sport, dall’arte e rimaniamo attaccati al computer, questa è una malattia psicologica. Sicuro! Secondo: i contenuti. Sì, ci sono cose sporche, che vanno dalla pornografia alla semi-pornografia, ai programmi vuoti, senza valori: per esempio programmi relativisti, edonisti, consumistici, che fomentano tutte queste cose.»

La fede in cammino

C’è un modo di vivere la fede che addirittura è un modo da dormienti: è quando la fede non influenza la vita… per cui uno dice «io credo», ma lo dice riferendosi al catechismo della prima Comunione, del quale ricorda magari poco o niente…Dobbiamo domandarci: perché avendo ricevuto tutti il dono della fede nel Battesimo, accade con tanta frequenza che la fede rimanga bambina, mentre noi diventiamo grandi? Accade spesso che la fede, invece di crescere con noi, vada diminuendo. La ragione è che la fede, che noi riceviamo come dono vitale, non è un automatismo spirituale che ci garantisce il nostro diventare credenti sempre più convinti e sempre più coerenti; è un dono che ci stimola: stimola la nostra fedeltà, il nostro impegno, la nostra responsabilità…. Dobbiamo impegnarci e sentire la responsabilità di diventare credenti. Sappiamo quanto Gesù abbia dato importanza la credere… e noi dobbiamo far sì che la nostra fede sia un’esperienza vitale. Non basta aver vissuto la fede ieri, bisogna viverla oggi… Ogni giorno dovremmo poter dire: oggi conosco un po’ di più il Padre e il Figlio nello Spirito. Ogni giorno, perché questo conoscere di più è essere più vivi, è incremento vitale di quella fede che ci rende partecipi della vita eterna.

Card. Anastasio Ballestrero

La speranza

Noi siamo tutto il giorno agitati dalle necessità: ad una certa ora abbiamo fame, abbiamo sete, o siamo stanchi o abbiamo sonno; ad una certa ora sorge la luna… siamo continuamente portati avanti da una serie ininterrotta di esperienze che, a considerarle bene, sono l’insorgere di bisogni, di desideri, di aspirazioni. Non ci capiamo niente neppure noi, perché, per creature ordinate che siamo, ci troviamo spesso aggrovigliati in una specie di labirinto dal quale è faticoso uscire. Ora, questa situazione umana ha bisogno di essere purificata, ha bisogno di essere salvata, ha bisogno di essere resa strumento di incontro con Dio. E qui sta proprio la funzione della virtù teologale della speranza; lo Spirito del Signore, ingigantendo il desiderio di Dio, rendendo più profonda l’aspirazione del cielo, ridimensiona le cose, le mette in ordine, le mette al loro posto, così che quell’insieme irrequieto di desideri che turba la nostra pace e ostacola la nostra libertà, a poco a poco si placa e noi riusciamo ad acquistare… una vera libertà di figli di Dio. Non ci lasceremo più portare di qua di là come vagabondi che non sanno dove vanno, ma rimarremo sulla nostra strada, andremo verso Dio, e sentiremo che l’andare verso Dio è veramente la felicità anche nella vita presente.

Card. Anastasio Ballestrero

Dio MI ama

Siamo amati da Dio. Lo Spirito Santo è in noi la perenne presenza di questo essere amati da Dio. Forse ci pensiamo poco. Siamo sempre lì a lamentarci che noi non amiamo davvero il Signore, e non voglio negare che ciò possa avere un valore. Ma non siamo abbastanza sorpresi e abbastanza consolati dal fatto che il Signore ci ama. Dedichiamo poco tempo, poco cuore e intelligenza a pensare e a credere che Dio ci ama. È bene che qualche volta ripariamo a tanti peccati di omissione in questo senso, pensando profondamente e seriamente che Dio ci ama, che Dio MI AMA e che il mistero della Carità in me comincia proprio così: Dio mi ama per primo.

Card. Anastasio Ballestrero

RINGRAZIARE PER IL CIBO QUOTIDIANO

… stiamo parlando di un atteggiamento del cuore, che vive tutto con serena attenzione, che sa rimanere pienamente presente davanti a qualcuno senza stare a pensare a ciò che viene dopo, che si consegna ad ogni momento come dono divino da vivere in pienezza… Un’espressione di questo atteggiamento è fermarsi a ringraziare Dio prima e dopo i pasti. Propongo ai credenti che riprendano questa preziosa abitudine e la vivano con profondità. Tale momento della benedizione, anche se molto breve, ci ricorda il nostro dipendere da Dio per la vita, fortifica il nostro senso di gratitudine per i doni della creazione, è riconoscente verso quelli che con il loro lavoro forniscono questi beni, e rafforza la solidarietà con i più bisognosi.

Papa Francesco

I BENI DEL CIELO

Come saper vedere le cose alla luce della verità? Santa Teresa ci consiglia di prendere un po’ di tempo per pensare con calma a quello che ci attende in Cielo, a quello che Dio prepara per coloro che lo amano, per poter stimare ciò che davvero merita stima. Ascoltiamo questo suo ricordo che ci mostra come Teresa sapesse valutare le cose di questo mondo con gli occhi di Dio…

Una volta, mentre ero con la signora di cui ho parlato [donna Luisa, una sua amica], mi accadde di andar soggetta a quel forte mal di cuore che, come ho detto, mi travagliava spessissimo e che ora si è alquanto calmato. Allora ella, nella sua grande carità, mi fece vedere gioielli d’oro, pietre di grande prezzo e diamanti di grandissimo valore pensando così di tirarmi su, mentre io nel mio intimo, ricordandomi di quello che Dio ci tiene preparato [in Cielo], sorridevo di compassione nel vedere in che miserie gli uomini mettono la loro stima, e pensavo che, malgrado ogni mio sforzo, non sarei mai riuscita a tenere quelle cose in qualche considerazione, a meno che il Signore mi togliesse di mente il ricordo di quei beni. […] Non è forse di gran profitto contemplare quello che ci attende e vedere dove dovremo vivere? Se uno deve recarsi in un altro paese, non gli è forse di grande aiuto per sopportare le noie del viaggio l’aver prima visto che vi potrà vivere assai comodamente?

Santa Teresa d’Avila

Sorridere

Alcune persone vennero a trovarmi a Calcutta e, prima di partire, mi pregarono: «Ci dica qualcosa che ci aiuti a vivere meglio» E io dissi loro: «Sorridete gli uni gli altri; sorridete a vostra moglie, a vostro marito, ai vostri figli, sorridetevi a vicenda; poco importa chi sia quello a cui sorridete; e questo vi aiuterà a crescere nell’amore reciproco.» Allora uno di quelli mi domandò: «Lei è sposata?» «Sì – risposi – e qualche volta trovo difficile sorridere a Lui!» Ed è vero. Anche Gesù può essere molto esigente, ed è proprio quando è così esigente che è molto bello rispondergli con un gran sorriso.

Madre Teresa di Calcutta

IL silenzio come rinuncia

Silenzio come rinuncia. Rinuncia al “protagonismo”, cioè al voler essere in vista, al voler essere considerati, al voler essere i primi: atteggiamento al quale di porta istintivamente il nostro amor proprio. quando si è con gli altri e su di noi non cade particolarmente l’attenzione e non ci viene data importanza, ne soffriamo. L’amor proprio vuole allora la sua rivincita e noi, consapevolmente o meno, tendiamo a farci notare, a metterci in vista; insomma, vogliamo venire in primo piano. E così, ad esempio, parliamo per attirare l’attenzione sulla nostra persona; o possiamo anche arrivare a dir male degli altri, credendo con questo di mettere noi stessi in luce migliore. Il silenzio, in questo caso… è grande vittoria sul nostro amor proprio. E permette di vivere l’indicazione dell’Imitazione di Cristo : “ama essere ignorato e di essere tenuto in nessun conto”.

Remo Bessero Belti

La GIOIA

La Gioia è preghiera, la gioia è forza, la gioia è amore, la gioia è una rete di amore con cui potete catturare le anime. Dio ama chi dà con gioia. Dà di più chi dà con gioia. Il modo migliore di mostrare la nostra gratitudine a Dio e alla gente è quello di accettare ogni cosa con gioia. Un cuore gioioso è il risultato inevitabile di un cuore ardente di amore. Non permettete che niente vi riempia di tristezza, fino al punto di farvi dimenticare la gioia di Cristo risorto.

Madre Teresa di Calcutta

Mordersi la lingua

Ci farà bene domandarci: io semino pace? Per esempio, con la mia lingua, semino pace o semino zizzania? Quante volte abbiamo sentito dire di una persona che ha una lingua di serpente, perché fa sempre quello che ha fatto il serpente con Adamo ed Eva, ha distrutto la pace. [Questo] è un male, è una malattia nella nostra Chiesa: seminare la divisione, seminare l’odio, non seminare la pace. Dobbiamo crescere in questo, dobbiamo convertirci: mai una parola che sia per dividere, mai, mai una parola che porti guerra, piccole guerre, mai le chiacchiere. Fare chiacchiere è fare terrorismo perché quello che chiacchiera è come un terrorista che butta la bomba e se ne va, distrugge: con la lingua distrugge, non fa la pace. Ma è furbo, eh? Non è un terrorista suicida, no, no, lui si custodisce bene! Ogni volta che mi viene in bocca di dire una cosa che è seminare zizzania e divisione e sparlare di un altro, [la cosa da fare è] mordersi la lingua! Io vi assicuro che se voi fate questo esercizio di mordervi la lingua invece di seminare zizzania, i primi tempi si gonfierà così la lingua, ferita, perché il diavolo ci aiuta a questo perché è il suo lavoro, è il suo mestiere: dividere! Signore, tu hai dato la tua vita, dammi la grazia di pacificare, di riconciliare. Tu hai versato il tuo sangue, ma che non m’importi che si gonfi un po’ la lingua se mi mordo prima di sparlare di altri.

Papa Francesco, da una Omelia a Santa Marta

Curiosità

Vi è sempre, profonda, in noi la tendenza a vedere soltanto i lati negativi degli altri, a scoprire quanto non torna in loro favore, a sottolinearne i difetti e le mancanze: tanto più, poi, se ci si trova di fronte a cose e a fatti più gravi. Dal sapere gli altri in colpa, possiamo addirittura arrivare talvolta a trarre soddisfazione, perché riteniamo che la colpevolezza altrui faccia sembrare noi “migliori”. È l’orgoglio del fariseo della parabola evangelica, che trae vanto dal non essere “come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri”. La tentazione, sottile ma operante anche in noi senza che l’avvertiamo. Di lì viene la curiosità con cui talvolta vogliamo “sapere” degli altri, e sappiamo carpire con abilità tante notizie che non servono se non a soddisfare una nostra ingenerosa tendenza. Far tacere la curiosità: delicato amore.

Remo Bessero Belti

Ascoltare

parrocchia8È difficile ascoltare. Intendiamoci, ascoltare non solo quando qualcuno ha bisogno di confidarsi, ma anche quando semplicemente ci parla. È necessario, prima di tutto, far tacere la fretta che ci spinge a non interessarci del prossimo col pretesto del nostro molto da fare. Se ricorriamo a questo pretesto, è segno che in noi manca la condizione fondamentale dell’ascolto, che è quello di essere sempre disponibili verso gli altri, sempre desiderosi di accoglierli e di far loro del bene. Non è questione di tempo: si tratta di disposizione interiore. Prima di tutto, dunque, si deve far tacere la fretta, che ci porta a passare oltre […]; ma si deve far tacere anche l’istinto del nostro quieto vivere, che si adombra e si sente disturbato non appena qualcuno si fa sul nostro cammino; si deve far tacere anche il senso di avere magari già fatto tanto nella giornata, per cui si pensa ad avere il diritto di essere lasciati in pace. Tutte voci che gridano in noi, e che noi ascoltiamo, anche se non ci accorgiamo di sentirle.

Remo Bessero Belti

Piccoli gesti eterni

Imitare i gesti d’amore e di misericordia [dei santi] è un po’ come perpetuare la loro presenza in questo mondo. E in effetti quei gesti evangelici sono gli unici che resistono alla distruzione della morte: un atto di tenerezza, un aiuto generoso, un tempo passato ad ascoltare, una visita, una parola buona, un sorriso… Ai nostro occhi questi gesti possono sembrare insignificanti, ma agli occhi di Dio sono eterni, perché l’amore e la compassione sono più forti della morte.

Papa Francesco

La metà della cotoletta…

Mi permetto di raccontarvi un aneddoto, che è successo nella mia diocesi precedente. Erano a tavola una mamma con i tre figli: il papà era al lavoro; stavano mangiando cotolette alla milanese… In quel momento bussano alla porta e uno dei figli – piccoli, 5,6 anni, 7 anni il più grande – viene e dice: “Mamma, c’è un mendicante che chiede da mangiare”. E la mamma, una buona cristiana, domandò loro: “Cosa facciamo?” – “Diamogli, mamma…” – “Va bene”. Prende la forchetta e il coltello e toglie metà ad ognuna delle cotolette. “Ah no, mamma, no! Così no! Prendi dal frigo” – “No, facciamo tre panini così!” E i figli hanno imparato che la vera carità si dà, si fa non da quello che ci avanza, ma da quello che ci è necessario. Sono sicuro che quel pomeriggio hanno avuto un po’ di fame… ma così si fa! Di fronte ai bisogni del prossimo, siamo chiamati a privarci – come questi bambini della metà delle cotolette – di qualcosa di indispensabile, non solo del superfluo; siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo.

Papa Francesco

Ci fidiamo davvero di Dio Padre?

Penso che il Padre celeste sia molto dispiaciuto, quando vede che i suoi figli non si fidano pienamente di Lui: credono forse a un Dio lontano, più che nel Padre misericordioso. In tanti può sorgere anche il dubbio che Dio, pur essendo Padre, sia anche padrone. Allora sembra meglio non affidarsi a Lui fino in fondo, perché potrebbe chiedere qualcosa di troppo impegnativo o perfino mandare qualche prova. Ma questo è un grande inganno: è l’inganno antico del nemico di Dio e dell’uomo, che camuffa la realtà e traveste il bene da male. È la prima tentazione: prendere le distanze da Dio, intimoriti dal sospetto che la sua paternità non sia davvero provvidente e buona. Dio è invece soltanto amore, puro amore provvidente. Egli ci ama più di quanto amiamo noi stessi e sa qual è il nostro vero bene. Per questo desidera che nel corso della vita diventiamo quello che siamo dal momento del Battesimo: dei figli amati, che sono in grado di vincere la paura e di non cadere nel lamento, perché il Padre ha cura di noi. Siete convinti di questo?

Papa Francesco ai Religiosi Guanelliani

Diffondere serenità

Un cristiano che sia un uomo pacificato saprà diffondere serenità intorno a sé, anche nei momenti faticosi, trasmettendo la bellezza del rapporto col Signore. Non è normale invece che un cristiano sia spesso triste, nervoso o duro di carattere…. Noi cristiani siamo apostoli della gioia, annunciamo il Vangelo, cioè la “buona notizia” per eccellenza… La nostra umanità è il “vaso di creta” in cui custodiamo il tesoro di Dio, un vaso di cui dobbiamo avere cura, per trasmettere bene il suo prezioso contenuto.

Papa Francesco

Pensare secondo il cuore di Dio

L’anima è santificata dalla presenza di Colui che è perfezione infinita. Ma l’io vorrebbe in qualche modo scindersi dal suo Signore, vivere indipendentemente da Lui, contro di Lui: è la superbia della creatura accanto al Creatore. Chiedersi spesso: io considero così questa persona, questo evento: Dio in me lo considera nello stesso modo? Io voglio questo: tale volontà è una con quella di chi vive nel mio cuore? Io amo quest’altro: con il Signore e per il Signore?…. Piegare dinanzi a Lui: piegare, anzitutto, nel profondo: sacrificare il proprio pensiero, la propria volontà, i propri affetti per far nostri quelli di Lui…. Bisogna lasciare che l’io venga trasformato da Dio: gettarlo nel seno della Trinità SS perché il suo modo di pensare, di volere e di amare diventi divino.

Itala Mela

Giudicare benignamente

[Teresa di Lisieux] Mi diceva di frequente che bisogna giudicare gli altri con carità, perché spessissimo, ciò che sembra negligenza ai nostri occhi, è eroismo agli occhi di Dio. Una persona affaticata, che ha mal di testa o che soffre dentro di sé, adempiendo la metà del suo lavoro fa più di un’altra che, sana di corpo e di spirito, lo adempie completamente. Il nostro giudizio dunque, in ogni occasione, deve essere favorevole al prossimo. Si deve sempre pensare il bene, scusare sempre. E se qualche motivo non sembra valido, ci sarebbe ancora l’espediente di dirsi: «La tale ha torto apparentemente, ma non se ne rende conto e se io godo di un giudizio migliore a maggior ragione devo avere pietà di lei e vergognarmi di essere severa nei suoi confronti». Mi faceva anche notare che, in genere, Dio ci permette di passare attraverso le stesse debolezze che abbiamo deplorato negli altri: dimenticanze, negligenze involontarie, fatiche … Allora è naturale scusare gli errori nei quali siamo caduti.

Testimonianza della sorella di santa Teresa di Gesù Bambino