Fondamenti Biblici

«Io stesso – parola del Signore – le farò da muro di fuoco all’intorno e sarò una gloria in mezzo ad essa»

(Zc 2,9)

La gente spesso dice:

La clausura se la sono inventata gli uomini! Non esiste nella Bibbia! E Gesù non ha mai detto “Beato chi si rinchiude per amor mio!…

Cosa c’entrano con la vita evangelica le grate che separano i nostri parlatori, il coro monastico dalla chiesa, ecc. ecc.? Non sarà una scelta che mette al riparo dalla sofferenza, dalle difficoltà di una vita nel mondo? Una fuga dettata dalla paura di affrontare la vita?”

Per rispondere a questi interrogativi, più che legittimi, cominciamo a gettare uno sguardo alla Sacra Scrittura.

È proprio vero che la clausura, la necessità di uno spazio sacro riservato all’incontro con Dio e di creature scelte da Dio per questo, è estranea all’Antico e al Nuovo Testamento?

Proponiamo alcuni spunti

La Montagna dell’Incontro

Dio chiama. Mai si stanca di chiamare l’uomo alla comunione con Lui. La storia della salvezza è intessuta di questo dialogo d’amore tra il Creatore e la sua creatura. Dio chiama Mosè per liberare gli israeliti dalla schiavitù d’Egitto e poi lo guida fino al Monte Sinai. Dio sceglie un monte, come segno, come luogo privilegiato dell’incontro con Lui.

Che disposizioni dà il Signore a Mosé? Di delimitare la base del monte e di impedire al popolo persino di toccarne la base. Perché questa separazione? Perché il Dio si Israele è il Dio Santo, e la sua santità lo separa da tutto ciò che è profano.

Così il Signore stesso sceglie un mezzo: la montagna strettamente delimitata. Oggi come allora, Dio sceglie un mezzo, la clausura, spazio sacro dove avviene l’incontro con Lui.

Mosè, scelto senza suo merito, immerso nella contemplazione di Dio, si dimentica forse del suo popolo rimasto alle pendici del monte? No!! Anzi ne diviene il grande difensore di fronte al Signore: «Ma ora, se tu perdonassi il loro peccato… E se no, cancellami dal tuo libro che hai scritto!» (Es 32,32).

 Mosè insomma, anche se fisicamente separato dalla sua gente, grazie all’intimità con Dio che lo ha reso simile a Lui, pieno di mitezza e di misericordia, non vive per se stesso, ma per Dio e per gli altri. La sua contemplazione fiorisce in una continua intercessione per il suo popolo.

Il giardino nel deserto

«La attirerò a me, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore» (Os 2,16)

Dio introduce il suo popolo nel deserto, quasi una “clausura naturale” dove, lontano dagli altri popoli e dagli idoli che avrebbero potuto distoglierlo dal Signore, imparerà a conoscere il Suo amore, a non fidarsi che di Lui, a nutrirsi della Sua volontà… insomma il Signore si è scelto una sposa e la prepara all’unione con sé proprio nel deserto!

«Ti fidanzerò con me nella fedeltà e tu conoscerai il Signore» (Os 2,22).

«Volete ottenere questa richiesta, vedere il volto di Dio? Non fatene nessun’altra. Fissatevi unicamente su quest’ultima perché essa sola vi basterà… Colui che ama Dio dice: tutto ciò che non è Lui non ha per me nessuna dolcezza. Se il mio Signore mi vuol fare un dono, che Egli mi tolga tutto e che si doni Egli stesso a me»

S. Agostino

Dio vuole che la sua creatura faccia esperienza in prima persona del suo amore e per questo la attira a sé in un luogo dove sia possibile realizzare una vera e intima vita “a due” un “continuo cuore a Cuore” tra Lui e la sua creatura.

 «Ti ho amato di amore eterno» (Ger 31,3)

Gesù chiama a venire in disparte

«La vita solitaria fu praticata familiarmente dallo stesso Signore mentre era insieme con i discepoli, quando si trasfigurò sul Monte santo, suscitandone in loro un tale desiderio che Pietro immediatamente disse: Quanto sarei felice di dimoravi per sempre!» 

Guglielmo di Saint Thierry

Gesù ha voluto darci l’esempio, per trent’anni, di una vita ritirata, semplice e umile, fatta di preghiera, di lavoro. Le Sue prime parole che il Vangelo ci riporta, al ritrovamento al Tempio ci rivelano la sua vita di intima comunione col Padre: «Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?»

La vita di Gesù è abitata da un grande amore: quello di Dio Padre. Anche durante il periodo pubblico, che inizia dopo 40 giorni di ritiro nel deserto, Gesù spesso si ritira per passare notti intere in preghiera di fronte al Padre.

Ai suoi discepoli insegna a «venire in disparte», a cercare per prima cosa la comunione con Dio,ad essere piccoli come i bambini…

«Quando preghi, entra nella tua camera e chiusa la porta prega il Padre tuo nel segreto» (Mt 6,7)

Sotto la guida dello Spirito molti uomini e donne si sono sentititi chiamati ad imitare Gesù in preghiera sul monte, Gesù che vive del suo rapporto col Padre, che si nutre della Sua volontà.

«Associare la vita contemplativa alla preghiera di Gesù in luogo solitario denota un modo singolare di partecipare al rapporto di Cristo con il Padre. Lo Spirito, che ha condotto Gesù nel deserto, invita la monaca e condividere la solitudine di Gesù Cristo, che, con “Spirito eterno” offrì se stesso al Padre. La cella solitaria, il chiostro chiuso, sono il luogo nel quale la monaca, sposa del Verbo Incarnato, vive tutta raccolta con Cristo in Dio. […] Ella fissa lo sguardo sul Suo volto e si lascia conformare alla Sua vita, fino alla suprema oblazione al Padre come espressa lode di gloria.»  (Verbi Sponsa)

Gesù è lo Sposo della monaca e la clausura il Suo abbraccio, l’anello nuziale, pegno d’amore e di fedeltà

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