I coniugi Martin

Zelia e Luigi Martin, santi sposi e genitori 

La famiglia di Zelia Guérin

Zelia, Isidoro, LuisaIsidoro Guérin, nato nel 1789, padre di Zelia, ricorda ai figli i furori della rivoluzione francese. Suo zio sacerdote doveva nascondersi ogni volta che i rivoluzionari erano in vista, e il piccolo Isidoro era incaricato di fargli la guardia. Una volta, con grande prontezza di spirito, gli ha salvato la vita, sedendosi sulla cassapanca nella quale si era appena nascosto lo zio e mettendosi a giocare. Gli uomini armati, distratti dal piccolo e dalle sue risa, non pensano ad aprire la cassapanca e se ne vanno a mani vuote.  Isidoro sceglie la carriera militare, al servizio di Napoleone, e partecipa a molte campagne. Esce poi dall’esercito per entrare nella gendarmeria. A 39 anni sposa Luisa Gianna Macé, di 24 anni. Isidoro è un uomo tutto d’un pezzo, ma rude e un po’ burbero. Sua moglie Luisa è una donna buona, di fede, ma poco affettuosa e piuttosto severa. Tre bimbi verranno a rallegrare questo focolare: Maria Luisa, che sarà visitandina; Zelia Maria, la sposa di Luigi Martin; e il piccolo Isidoro, farmacista che aiuterà la famiglia Martin dopo la morte di Zelia.

Zelia

Zelia è una bimba minuta, delicata, molto sensibile. Soffre delle preferenze che i genitori Zelia Guérinhanno per suo fratello Isidoro. Ricordando questo periodo scrive al fratello: “La mia infanzia, la mia giovinezza, sono state tristi come un sudario perché, se la mamma ti viziava, con me, tu lo sai, era troppo severa; anche se tanto buona non mi sapeva prendere e così il mio cuore ha tanto sofferto”. La famiglia Guérin si trasferisce ad Alençon. Zelia, molto brava a scuola, frequenta un collegio gestito da religiose e, verso i vent’anni, sente nascere in sé il desiderio di entrare fra le Suore di San Vincenzo de’ Paoli. Accompagnata dalla mamma incontra la superiora che non la accetta! Il piano di Dio su di lei è un altro… Zelia si interroga sul suo futuro, desiderando anche contribuire al mantenimento della famiglia, la cui situazione economica è piuttosto precaria. Prega Maria. La risposta non si fa’ attendere: sente in cuore una voce “Fa’ fare del merletto di Alençon”. Si iscrive allora a una scuola di merlettaie e, in un paio d’ani è pronta a cominciare la sua attività. Fa’ fare da alcune operaie dei pezzi di merletto che lei magistralmente assembla (è la parte di lavoro più difficile e delicata) e che rivende, con l’aiuto del papà e della sorella Maria – finché questa non entra alla Visitazione. In due o tre anni con la sua piccola impresa, Zelia risolleva il bilancio familiare! A un corso di merletto viene anche notata dalla mamma di Luigi Martin che resta conquistata dalla semplicità e dalla bontà della giovane. Desiderosa di vedere il suo Luigi sistemato non esita a parlargliene…

Sul ponte di San Leonardo…

E finalmente l’incontro! Zelia incrocia Luigi mentre attraversa il ponte di S. Leonardo e ode una voce interiore: “E’ colui che ti ho preparato”. La giovane resta colpita eLuigi Martin s’informa su chi sia e trova il modo di parlargli. L’intesa tra i due è immediata e completa: sembra che si conoscano da tempo! Dopo appena due mesi di fidanzamento (il tempo per preparare la casa), il 13 luglio 1858 Zelia e Luigi si sposano nella cattedrale Notre Dame di Alençon. Nei primi dieci mesi di matrimonio i due sposi vivono in perfetta castità. Forse per desiderio di Luigi, che non era a conoscenza del desiderio ardente di Zelia di avere bambini – lei, per timore di dispiacergli, non gliene aveva parlato. Ma il loro parroco, venuto a conoscenza del desiderio della sposa, parla con Luigi e spiega loro che, per vivere in perfetta castità, è necessario il consenso di entrambi. Luigi accetta con fede le parole del sacerdote, e così la coppia si apre a ricevere il dono dei figli. Ne arriveranno 9! Ma solo 5 bambine sopravviveranno all’infanzia….

I Martin, coniugi felici

Zelia e Luigi costruiscono la loro vita familiare su quella roccia che assicura loro gioia nel quotidiano, anche attraverso dolori e difficoltà. Di nove figli, 4 muoiono in tenera età. Zelia scrive: sono felice di «accettare generosamente la volontà del Signore, qualunque essa sia, perché sarà sempre quanto di meglio Egli può disporre per noi», alla cui Provvidenza io credo. La fede dei due sposi, il loro vero tesoro, è da loro custodita e alimentata ogni giorno. Prima di tutto con la S. Messa quotidiana e con la preghiera in famiglia. Luigi partecipa all’adorazione notturna ad Alençon e cercherà di istituirla anche a Lisieux; si occupa dei poveri tramite la S. Vincenzo; non teme di mostrarsi fervente cattolico anche in pubblico, inginocchiandosi di fronte al Santissimo portato in processione o a qualche malato; educa le figlie ad una vita di pietà. Zelia si occupa prima di tutto della famiglia, educando le sue bambine a non essere vanitose, viziate, capricciose, pettegole, ma benvestite, colte, educate e innamorate del buon Dio. Rispetta gli hobby del marito: i viaggi, la pesca, gli amici, i libri. È onestissima con le sue operaie e con le domestiche di casa e si occupa di loro al di là del rapporto lavorativo: va’ a trovarle se malate, non è mai troppo severa con loro…

A Lourdes…

Nel mese di giugno, Zelia, con le tre figlie Maria, Paolina e Leonia, si reca a Lourdes per chiedere la grazia della sua guarigione fisica e una grazia di guarigione spirituale per la terzogenita. Leonia infatti, aveva dato notevoli difficoltà ai suoi genitori che non riuscivano a capire il motivo di tanti sbalzi d’umore e di tante chiusure nei loro confronti. Zelia non ottiene per sé la guarigione. Scrive: “Se la Santa Vergine non mi guarisse, la supplicherò di guarire mia figlia, di aprire la sua intelligenza e di farne una santa” Nella sua profonda fede, ebbe l’intuizione di essere stata esaudita. Scoperto infatti che una domestica aveva plagiato la figlia, i suoi genitori poterono intervenire ed aiutarla. Leonia diverrà suora visitandina e morirà in concetto di santità. È aperta oggi il processo per la sua causa di beatificazione. Le condizioni di salute di Zelia peggiorano velocemente. Il 26 agosto riceve il viatico, alla presenza della famiglia. Luigi singhiozza accanto al suo letto. Il 28 agosto, a mezzanotte e mezzo, finisce il suo pellegrinaggio terreno. a domestica che aveva plagiato Leonia e che Zelia, con grande carità, non aveva licenziato, scrive alle figlie ormai carmelitane: “Nelle più atroci sofferenze, invoco la mia piccola Teresa, assieme alla sua buona e santa mamma. Perché se la piccola Teresa è una santa, la mamma, a mio parere, è una gran santa anche lei. Quanto è stata provata nella vita! Eppure ha accettato tutto con rassegnazione. E poi, come sapeva sacrificarsi! Per lei tutto era sempre abbastanza buono.

Luigi, da Alençon a Lisieux

Luigi Martin si ritrova vedovo, con 5 figlie da crescere ed educare. La più grande, Luigi e le figlieMaria ha 17 anni e la più piccola, colei che diverrà santa Teresa di Gesù Bambino, ne ha solo 4. Molti gli consigliano di risposarsi, per dare una mamma alle sue piccole. Ma no! Luigi e Zelia si sono voluti troppo bene e lui preferisce rimanere solo e trasferirsi a Lisieux, vicino al fratello di Zelia, Isidoro Guérin. A sua moglie, Celina, Zelia morente aveva affidato l’educazione delle figlie. Non si era sbagliata. La cognata prende molto sul serio l’incarico e cerca in ogni modo di aiutare Luigi rimasto vedovo. Nel novembre 1877 la famiglia Martin arriva ai Buissonnets, la loro nuova casa. Per Luigi il distacco non è stato piccolo e indolore! Ma, come sempre, questo coraggioso e affettuoso papà ha saputo mettere la felicità delle sue figlie prima della sua… Teresa racconta che “Il cuore così tenero di papà aveva unito all’amore che già possedeva un amore veramente materno”. Sì, papà Luigi è sempre pronto a far piacere, a darsi per gli altri. Teresina afferma che bastava guardarlo per vedere come pregano i santi… A quest’uomo davvero generoso Dio farà cominciare un cammino molto arduo, quello del dono di ciò che ha di più caro. Prima la sua amatissima Zelia; poi le sue figlie…

Il Carmelo

La prima a spiccare il volo verso il colombaio della Vergine, il monastero carmelitano di Lisieux, nel 1882, è Paolina, la secondogenita. Per Luigi il distacco è molto doloroso, anche perché la sua perla fine, come amava chiamare Paolina, era per la famiglia un grande sostegno. Anche la piccola Teresa risente della partenza della sorella maggiore – la sua seconda mamma – tanto da ammalarsi gravemente. Sarà la Vergine stessa a guarirla, sorridendole, il 13 maggio del 1883. Nel 1886 è la volta di Maria, la primogenita, che segue Paolina al Carmelo. Anche questo colpo è durissimo per Luigi, che rimane con tre figlie ancora piccole da educare. Leonia, la terzogenita, inizia vari tentativi di vita religiosa in diversi ordini che, per il momento, falliscono. Mai, dalle labbra di questo padre, escono parole di lamento. Considera un GRANDE teresina5ONORE che Dio gli chieda le sue figlie. Il cognato, vedendo la fortezza davvero eroica di Luigi, lo chiama Nuovo Abramo. Ma le sorprese di Dio ancora non sono finite. Già il cuore della piccola Teresa brucia di desiderio per seguire il suo Sposo divino al Carmelo. Ha soli quindici anni… Eppure suo padre riconosce che la sua vocazione è autentica, e decide non solo di non ostacolarla, ma di fare tutto ciò che è in suo potere per aiutarla. Teresa è troppo giovane, i superiori temono che non riesca a reggere le austerità della vita claustrale. Luigi la porta con Celina fino a Roma, in pellegrinaggio, perché possa chiedere al Papa stesso l’autorizzazione ad entrare al Carmelo così giovane. Leone XIII le dice che se Dio vuole gli ostacoli scompariranno, ed avviene proprio così. Il 9 aprile 1888 Teresa varca per sempre la soglia del Carmelo di Lisieux. Ecco come Luigi ne parla a un amico: “ Teresa, la mia reginetta, è entrata ieri al Carmelo! Dio solo può esigere un tale sacrificio. Non mi compiangere perché il mio cuore sovrabbonda di gioia…”

L’ultima prova

Nel maggio 1888, Luigi Martin, entra nella chiesa di Nostra Signora di Alençon, dove si era sposato molti anni prima. Sente in profondità tutte le grazie che il Signore gli ha elargito e racconta alle figlie: “Ho pensato: mio Dio è troppo! Voglio soffrire un po’ per Te. E mi sono offerto…” Il buon Dio non tarderà ad accettare questa generosa prova d’amore. Nel frattempo anche Celina rivela al papà che vuol farsi religiosa, anche se ha già deciso che realizzerà la sua vocazione solo dopo averlo assistito nella vecchiaia. Luigi le risponde: “Vieni, andiamo insieme davanti al Santissimo Sacramento per ringraziare il Signore che mi fa l’onore di prendere tutte le mie figlie”. Il buon Dio manderà un’ultima dolorosa prova per purificare quest’uomo dalla fede grande e coraggiosa. Dal 1887 si manifestano i primi sintomi di una congestione cerebrale, che pian piano lo renderà immobile e lederà le sue facoltà cognitive. All’inizio della malattia, i periodi di lucidità si alternano a quelli di confusione, e tornato in sé, Luigi si rende conto del suo declino. Nel 1889 deve essere ricoverato alla clinica Bon Sauveur di Caen, per malati mentali. Confida la medico: “Sto molto bene qui, e ci sono per volontà di Dio. Avevo bisogno di questa prova. Credo che sia per abbattere il mio orgoglio… Qui faccio anche dell’apostolato intorno a me! … Ero sempre stato abituato a comandare e mi vedo ridotto ad obbedire, è duro, ma so che è per il mio bene. Dio mi ha dato questa prova: non avevo mai avuto umiliazioni nella mia vita, me ne occorreva una…” Quando gli dicono che le sue figlie faranno una novena per la sua guarigione afferma: “No, non bisogna chiedere questo, ma soltanto la volontà del buon Dio…”

Gli ultimi anni

Luigi, nel maggio del 1892, paralizzato alle gambe, esce dal ricovero del Buon Pastore di Caen e torna a Lisieux. La sua paresi permette che sia possibile seguirlo a casa: a Luigi e Celinavolte, confuso, si era allontanato e non era più stato in grado di tornare o di dire dove abitasse per farsi riaccompagnare. Ma, ora che non c’è più questo pericolo, con grande gioia i suoi cari lo riaccolgono. Le sue figlie Celina e Leonia lo accudiranno fino alla fine, aiutate dagli zii materni, i Guérin. Luigi fa sempre più fatica a parlare. Ripete poche parole alle figlie: “Chiedete a san Giuseppe che muoia da santo” o alle carmelitane che vede per l’ultima volta in parlatorio: “Arrivederci in cielo!” Luigi vive tra Lisieux e il castello di La Musse, residenza estiva dei Guérin. Il 27 maggio del 1894 un attacco cardiaco – che di solito accompagna la congestione cerebrale – porta i familiari a chiamare il sacerdote per l’estrema unzione. Il mattino del 29 Luigi entra in agonia. Poco prima delle otto Celina ripete per tre volte l’invocazione: “Gesù, Giuseppe e Maria..” tanto cara al suo papà. Lo zio Isidoro avvicina alle sue labbra il crocifisso da baciare. Questo è il suo ultimo gesto. Alle otto e un quarto Luigi entra nel Regno dei Cieli. Santa Teresina, già al Carmelo, chiede a Dio un segno per sapere se il suo papà è entrato direttamente in cielo. Chiede che una su consorella cambi opinione sull’ingresso di Celina nello stesso monastero in cui vivono già tre sue sorelle (Teresa, Maria e Paolina). Questa sorella, lo stesso giorno, la avvicina e, senza che Teresa faccia nulla per sollecitarlo, le dice come sarebbe bello che anche Celina entrasse presto nel Carmelo di Lisieux… (Cosa che avverrà il 14 settembre seguente) Il segno dal cielo era arrivato!

Verso la canonizzazione.

Alla morte di Luigi suo cognato Isidoro fa trasferire i resti mortali di Zelia nella tomba di famiglia dei Martin a Lisieux. È il 10 ottobre 1894. Sembra proprio che tutto sia finito e che di questi santi coniugi si perderà la memoria… ma il Signore ha altri disegni! Nel 1898 inizia a diffondersi Storia di un’anima, in cui la futura Santa Teresa di Gesù Bambino parla dei suoi santi genitori. Subito emergono queste due figure e già nel 1925 (data di canonizzazione di Teresa) il cardinale Antonio Vico, giunto a Lisieux per i festeggiamenti dice alle carmelitane: Ebbene! Ora bisogna chiedere a Roma di occuparsi del papà! Le figlie decidono di lasciar fare al Signore… Seguono le pubblicazioni delle lettere di Zelia (1941), di Storia di una famiglia del Piat (1946) e dei ricordi di Celina sui genitori (1953). La fama dei Martin cresce in tutto il mondo e si moltiplicano le richieste di fedeli di aprire la loro causa di beatificazione. Nel 60° di professione religiosa di Celina – unica delle Martin ancora in vita – il vescovo bi Bayeux-Lisieux apre il processo per Luigi, e poco dopo quello di Sées quello di Zelia. Nel 195 vengono riesumati i corpi per essere traslati nella Basilica di Lisieux. Vengono trovati intatti, oltre alle ossa, gli scapolari della Madonna del Carmelo che entrambi i Martin portavano. Per la prima volta nella storia della Chiesa, per volontà di Paolo VI, le cause di beatificazione vengono riuniti in una sola: Zelia e Luigi verranno pregati e venerati insieme!

Il  miracolo

Il 25 maggio 2002 nasce a Monza Pietro Schilirò, ultimo di cinque figli. La diagnosi dei medici non lascia alcuna speranza. Il piccolo è affetto da una grave sindrome respiratoria (sindrome da aspirazione meconiale associata ad ipertensione arteriosa polmonare, con numerosi pneumotoraci) che gli impedisce di respirare da solo. Per il momento è attaccato ad una macchina che gli permette di sopravvivere. I medici, visto che non c’è alcuna speranza di guarigione, decidono una data in cui spegneranno il macchinario, il 29 giugno. La famiglia, sostenuta dai Padri Carmelitani Scalzi di Monza, inizia ad invocare l’intercessione dei Martin. Nel giorno fissato, i medici, presenti la famiglia ed alcuni padri carmelitani, spengono il respiratore. Il piccolo Pietro, che sarebbe dovuto morire in pochi istanti… comincia a respirare da solo! Nel 2008 una commissione medica stabilirà che la guarigione è inspiegabile, e questo aprirà le porte alla beatificazione di Luigi e Zelia. In questo momento, un altro miracolo – la guarigione di una bambina spagnola – è all’esame dei medici per la loro canonizzazione…

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