A scuola di preghiera

A scuola di preghiera da Santa Teresa

Teresa ci insegna che il cammino di preghiera è vita, e che deve incidere nel nostro quotidiano. Ci sono tre punti fondamentali che sono a suo parere INDISPENSABILI per un autentico cammino di preghiera. “Non crediate che le cose da raccomandarvi siano molte… mi fermerò a parlarvi di tre cose: la prima è l’amore che dobbiamo portarci vicendevolmente; la seconda il distacco dalle creature; la terza la vera umiltà, la quale, benché messa per ultima, è prima e abbraccia le altre”. Ma cosa intende Teresa per umiltà? Significa riconoscere in pace il proprio nulla, consapevoli che Dio ama questo nulla e che si china su di esso con infinita condiscendenza, come vero Padre, per colmarlo di doni.

“L’anima che possiede la vera umiltà riconosce il suo nulla, … tuttavia non si turba, non si inquieta e non ha tenebre né aridità, ma pace, gioia, luce e soavità…  Non si faccia caso di certi sentimenti di umiltà … che consistono nel credere che per umiltà non si debba far conto dei doni di Dio. ..  bisogna essergliene grati. Non voler apprezzare ciò che si riceve, impedisce di stimolarsi all’amore, essendo certo che quanto più un’anima si riconosce povera di per se stessa e ricca soltanto dei doni di Dio, più avanza in virtù, specialmente nella vera umiltà. Agire diversamente e credere di non essere fatti per quei grandi favori è un avvilirci sempre ragione…

A scacchi, la guerra più accanita il re deve subirla dalla regina, benché vi concorrano da parte loro anche gli altri pezzi. Orbene, non vi è regina che più obblighi alla resa il Re del cielo quanto l’umiltà. Dal cielo essa lo fa discendere nel seno della Vergine, e per essa, come per un semplice capello, noi ce l’attiriamo nell’anima. Perciò più Lo possederà chi più sarà radicata in umiltà, e meno chi in questa virtù farà difetto. Non so comprendere che si dia o possa darsi umiltà senza amore, e amore senza umiltà. Ma nessuna di queste due virtù potrà mai stare in un’anima senza un profondo distacco da ogni cosa.

Davanti a Dio vale più un poco di umiltà che tutta la sapienza del  mondo.

Santa Teresa d’Avila 

Ma perché tante distrazioni?

Come mai il Signore permette tante difficoltà nel cammino di preghiera? Non dovrebbe essere contento di avere creature che non cercano che la Sua Compagnia eacqua 4 quindi non dovrebbe favorirle in tutti i modi? Ma, come disse Gesù stesso ad Angela da Foligno Non ti ho amata per scherzo! e allo stesso modo non vuole che noi Lo amiamo per scherzo! Ecco che allora, per farci crescere nell’amore  e nella somiglianza con Lui non teme di metterci alla prova, di mostrarci quanto poco possiamo senza di Lui. E tutto questo per poterci pian piano unire a Sé e darci tutto Se stesso….

Sono convinta che prima di arricchire le anime di così grandi tesori, il Signore mandi loro…. ogni altra sorte di tentazioni per provare se lo amano davvero, vedere se sapranno bere il suo calice e  aiutarlo a portare la sua croce.  Fa così soltanto per nostro bene, affinché ci convinciamo che da noi non possiamo che ben poco. … Persuadiamoci che è tutto per nostro bene – Egli ci conduca dove vuole, non essendo più noi nostri, ma suoi – E’ già grande il favore che ci fa nel permettere che bramiamo di lavorare nel suo giardino, vicino a Lui, Padrone del giardino, che ci è sempre dappresso!   

E’ bene insistere su questa cosa che io conosco per esperienza: cioè, che quando l’anima cammina così risolutamente per la via dell’orazione mentale da non far più conto delle consolazioni che Dio le concede, né degli sconforti a cui può andare soggetta nel vedersene priva, ha già percorso un buon tratto di strada. Non abbia paura! Per quanto possa inciampare, non tornerà indietro di sicuro, perché ha cominciato l’edificio sopra salde fondamenta. No, l’amore di Dio non sta nelle lacrime, e neppure in quelle consolazioni e tenerezze che ordinariamente si desiderano tanto e tanto in esse ci si ricrea. Consiste invece nel servire Dio con giustizia, con fermezza d’animo e umiltà. – Senza questo sarebbe un ricevere sempre, senza offrire mai nulla. 

Santa Teresa d’Avila  

Come comportarsi nelle aridità?

Santa Teresa ci ha spiegato che il primo modo per attingere acqua, cioè per pregare, dipende dal nostro sforzo personale. Si tratta di meditare la vita di Gesù, di raggio di sole 2contemplare una sua immagine e di cercare ad intavolare un colloquio con Lui, presente nel nostro cuore e sempre attento a noi. Ma come fare quando – magari per giorni e giorni – l’unico risultato della preghiera è…. l’aridità?

Che deve fare colui che da molti giorni non prova altro che aridità, disgusto, insipidezza e un’estrema ripugnanza di andare al pozzo a cavare acqua? Se non pensasse di far piacere al Padrone del giardino e non temesse di perdere i beni già acquistati e quelli che spera di acquistare con l’increscioso lavoro di gettare molte volte il secchio nel pozzo e cavarlo sempre senz’acqua, abbandonerebbe ogni cosa, affranto dalla fatica. Gli accadrà molte volte di non avere forza neppure di sollevare le braccia, cioè di formulare un buon pensiero, intesi, come già siamo, che cavare acqua dal pozzo è lo stesso che lavorare di intelletto. Ora, dico, che dovrà fare in questo caso il giardiniere?

Dovrà rallegrarsi, consolarsi, e ritenere per nobilissima grazia poter lavorare nel giardino di un così grande Imperatore. Infatti, scopo di ogni sua fatica dev’essere non già la sua soddisfazione, ma quella del Padrone. E sapendo che con quel lavoro lo contenta, lo deve molto ringraziare per l’aiuto che gli dà nel portare la croce e per la fiducia che pone in lui per lasciarlo lavorare senza paga, nonostante l’impegno con cui lo vede affaticarsi. Pensi che nella croce visse di continuo lo stesso Padrone, cerchi di non fissare quaggiù la sua dimora, né tralasci l’orazione, disposto a non lascia cadere Cristo sotto la croce, neppure se l’aridità dovesse continuare fino alla morte. Verrà tempo che sarà ricompensato di tutto. Non c’è pericolo che il suo lavoro si perda, perché serve ad un buon Padrone, i cui occhi sono sempre fissi su di lui.

Santa Teresa d’Avila

Ecco il consiglio di Teresa: credere che gli occhi di Dio sono sempre fissi su di noi, che nulla andrà perduto, e forti di questa fiducia nel Suo Amore, perseverare nella preghiera…. proprio in questi momenti in cui la sensibilità soffre, la fede, la speranza e l’amore crescono, ci staccano dalle cose di quaggiù e ci avvicinano al Cristo Risorto!!!

Come innaffiare il giardino dell’anima?

Teresa dice che la nostra anima è come un giardino, che dobbiamo coltivare perché Dio possa venire spesso a passeggiare in esso, come faceva con il primo uomo… Sì, Dio vuole fare amicizia con noi, e noi, da parte nostra, dobbiamo soltanto disporci ad accoglierlo. Come fare? Teresa ci invita a intraprendere un cammino di preghiera, alla scoperta di quel Dio che tanto ci ama! La Santa parla dell’orazione come dell’acqua che serve per irrigare il giardino dell’anima. Ci sono, secondo lei, 4 modi per innaffiare, si comincia dal cavare acqua da un pozzo (lavoro più che altro nostro) e si finisce con la pioggia abbondante (lavoro di Dio)… ma cominciamo dal primo modo…

Quelli che cominciano a fare orazione sono coloro che cavano acqua dal pozzo: cosa assai faticosa… Bisogna che a poco a poco prendano l’abitudine di non far più conto di nulla, sia di vedere che di sentire, e di non occuparsene per niente nel tempo dell’orazione. Cerchino la solitudine  per appartarsi e pensare alla vita passata… La vita di Gesù Cristo dev’essere il soggetto delle loro meditazioni, e l’intelletto si stancherà.  Fin qui possiamo arrivare da noi, beninteso son la grazia di Dio, senza la quale si sa che non si è capaci neppure di un buon pensiero. Questo è cominciare a cavare l’acqua dal pozzo, e Dio voglia che se ne trovi! Almeno da parte nostra si cerchi d’attingerla, e si faccia il possibile per innaffiare il giardino.

Santa Teresa d’Avila

La preghiera non finisce mai…

Santa Teresa, nella sua celebre definizione della preghiera dice che è “un intimo rapporto di amicizia, un frequente trattenimento da solo a solo con Colui da cuigesù sappiamo d’essere amati”. Un’amicizia! E un’amicizia intima! E’ chiaro che, perché una semplice conoscenza si trasformi in amicizia ci vuole una sempre più profonda condivisione… dei pensieri, della vita stessa! Pur essendo indispensabile trovare dei momenti in cui, nel silenzio, ci si occupa solo di stare con Dio  , ci dev’essere un ricordo di Colui che tanto ci ama che ci accompagna in ogni circostanza, lieta o penosa della giornata. DIO E’ SEMPRE CON NOI! Dobbiamo imparare, nella fede, ad ESSERE SEMPRE CON LUI…  Ma come fare? Ascoltiamo i consigli di Teresa, che ha saputo, anche negli anni delle Fondazioni dei suoi monasteri – anni in cui era sempre in viaggio e molto presa da mille preoccupazioni diverse – vivere sempre in Gesù e con Lui affrontare ogni situazione…

L’anima s’immagini di trovarsi innanzi a Gesù Cristo, conversi spesso con Lui e cerchi d’innamorarsi della sua umanità, tenendola sempre presente. Gli chieda aiuto nel bisogno, pianga con Lui nel dolore, si rallegri con Lui nella gioia, si guardi dal dimenticarLo nella prosperità, e questo non con preghiere studiate, ma con parole semplici, intonate ai suoi desideri e alle sue necessità: metodo eccellente per approfittare molto in poco tempo. Chi cerca di vivere in così preziosa compagnia e s’impegna a ricavarne tutti i possibili vantaggi, amando veramente il Signore a cui tanto dobbiamo, costui, a mio parere, si è già avanzato di molto.

Procuravo di immaginarmi Gesù nel mio interno, specialmente in quei tratti della sua vita in cui lo vedevo più solo… Gli tenevo compagnia….

Vi chiedo solo che Lo guardiate. E chi vi può impedire di volgere su di Lui gli occhi della vostra anima, sia pure per un istante, se non potete di più?… Sappiate che questo vostro Sposo non vi perde mai di vista, né sono bastate, perché smettesse di guardarvi le mille brutture e abominazioni che Gli avete fatto soffrire. Ora, è forse gran cosa che togliendo gli occhi dagli oggetti esteriori, li fissiate alquanto su di Lui? … Non aspetta che un vostro sguardo e per averlo non lascia nulla di intentato…

 Santa Teresa d’Avila 

A scuola di preghiera dai santi del Carmelo…

antica Madonna Carmelo

Che cos’è la preghiera?

Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia.

Santa Teresa di Gesù Bambino

“La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni convenienti” (San Giovanni Damasceno). Da dove noi partiamo pregando?bimba che prega Dall’altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o “dal profondo” di un cuore umile e contrito? È colui che si umilia ad essere esaltato. L’umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo cosa sia conveniente domandare”. L’umiltà è la disposizione necessaria per ricevere gratuitamente il dono della preghiera: l’uomo è un mendicante di Dio.
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

L’edificio dell’orazione deve fondarsi sull’umiltà: quanto più un’anima si abbassa nell’orazione, tanto più Dio la innalza. Non mi ricordo di aver mai ricevuto una delle grandi grazie di cui parlerò più avanti, se non quando mi sono sentita annientare alla vista della mia miseria.

L’umiltà è il fondamento dell’edificio [della preghiera] e il Signore non lo eleverà mai molto, se questa virtù non sarà veramente ben salda. E ciò nel vostro stesso interesse, per evitare che tutto cada a terra.
Sorelle, se volete che il vostro edificio s’innalzi sopra un buon fondamento, procurate di essere le ultime e le schiave di tutte, studiando in che modo e per quali vie vi sia possibile di meglio accontentare e servire le altre. in questo modo farete più il vostro che l’altrui vantaggio, perché porrete pietre così salde da impedire che il castello rovini.
Santa Teresa d’Avila

Dio ci cerca

L’essenziale nella preghiera non consiste nel molto pensare ma nel molto amare.

Santa Teresa d’Avila

“Se tu conoscessi il dono di Dio!” La meraviglia della preghiera si rivela proprio là, presso i pozzi dove andiamo a cercare la nostra acqua: là Cristo viene ad incontrare ogni essere umano; Egli ci cerca per primo ed è Lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera. Che lo sappiamo o no, la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. Dio ha sete che noi abbiamo sete di Lui.
Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Una domenica guardando un’immagine di Nostro Signore in Croce, fui colpita dal sangue che cadeva da una sua mano divina, provai un dolore grande pensando che Ai piedi della Crocequel sangue cadeva a terra senza che alcuno si desse premura di raccoglierlo; e risolsi di tenermi in spirito ai piedi della Croce per ricevere la divina rugiada, comprendendo che avrei dovuto, in seguito, spargerla sulle anime… il grido di Gesù sulla Croce mi echeggiava continuamente nel cuore “Ho sete!” Queste parole accendevano in me un ardore sconosciuto e vivissimo… Volli dare da bere all’Amato, e mi sentii io stessa divorata dalla sete delle anime […] Mi pareva udire Gesù che mi dicesse, come alla Samaritana “Dammi da bere”. Era un vero scambio d’amore; alle anime davo il sangue di Gesù, a Gesù offrivo quelle anime stesse rinfrescate dalla rugiada divina; mi pareva così di dissetarlo, e più gli davo da bere più la sete della mia povera anima cresceva, ed era quella sete ardente che Egli mi dava coma la bevanda più deliziosa del suo amore.

Tu, quel gran Dio che l’universo adora, vivi in me, giorno e notte mio prigioniero; e sempre la Tua voce mi implora e ripete: Ho sete, sete d’amore!

Santa Teresa di Gesù Bambino

Pregare col cuore

Da dove viene la preghiera dell’uomo? Qualunque sia il linguaggio della preghiera (gesti e parole) è tutto l’uomo che prega. Ma, per indicare il luogo dal quale sgorga la preghiera, le Scritture parlano talvolta dell’anima o dello spirito, più spesso del cuorescansione0021 (più di mille volte). È il cuore che prega. Se esso è lontano da Dio, l’espressione della preghiera è vana. Il cuore è la dimora dove sto, dove abito […] è il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. È il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche. È il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. È il luogo dell’incontro, poiché ad immagine di Dio, viviamo in relazione. È il luogo dell’alleanza.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Se Dio non forza nessuno ed accetta quanto gli si dà, non si dà del tutto se non a coloro che del tutto si danno a Lui.

Domando solo che [mentre si prega] si pensi con Chi si parla, rimanendo innanzi a Lui senza mai voltarGli le spalle, come fanno coloro che mentre Gli parlano pensano ad una infinità di sciocchezze. Tutto il danno deriva dal non comprendere che Dio ci è presente. Lo crediamo molto lontano: e lontano sarebbe veramente se dovessimo cercarlo nel cielo! […] Dobbiamo raccogliere nell’anima i nostri sensi esteriori e dar loro di che occuparsi, perché con il Re del cielo che c’è in noi c’è pure tutto il cielo.

Se Dio vedrà che recitiamo questa preghiera [il Padre nostro] con perfezione, senza finzione, risolute a mettere in pratica quello che diciamo, ci arricchirà dei suoi doni, perché ama molto che trattando con Lui lo facciamo con candore, con franchezza e sincerità, e che non diciamo con le labbra una cosa, mentre nel cuore ne teniamo un’altra. Allora Egli non mancherà di esaudirci al di là di ogni nostra domanda.

Santa Teresa d’Avila

La preghiera: comunione con la Trinità

La Trinità, ecco la nostra dimora, la nostra casa, la casa paterna dalla quale non dobbiamo uscire più
Beata Elisabetta della Trinità

Nella Nuova Alleanza la preghiera è la relazione vivente dei figli con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. La grazia del Regno è “l’unione della Santa Trinità tutta intera con lo spirito tutto intero”. La vita scansione0013di preghiera consiste quindi nell’essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con Lui. Tale comunione di vita è sempre possibile, perché, mediante il battesimo, siamo diventati un medesimo essere con Cristo. La preghiera è cristiana in quanto è comunione con Cristo e di dilata nella Chiesa, che è il suo Corpo. Le sue dimensioni sono quelle dell’amore di Cristo.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Ami sempre la preghiera, mia cara piccola Germaine, e quando dico la preghiera non intendo tanto l’imporsi una quantità di preghiere vocali ogni giorno, ma quell’elevazione dell’anima a Dio, attraverso tutte le cose, che ci mette in una specie di continua comunione con la Santissima Trinità, così, semplicemente, facendo tutto sotto il Suo sguardo. […] Entreremo nel più intimo di noi stesse, là dove dimorano il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo e in loro saremo una cosa sola.

È tutta la Trinità che dimora in noi e che sarà la nostra visione nel cielo. […] Uniamoci per fare delle nostre giornate una continua comunione. Al mattino svegliamoci nell’amore, tutto il giorno abbandoniamoci all’amore adempiendo la volontà del buon Dio, sotto il Suo sguardo, con Lui, in Lui, per Lui solo. Doniamoci ininterrottamente nella forma da Lui voluta. […] Quando poi viene la sera, dopo un dialogo d’amore che non è mai cessato nel nostro cuore, addormentiamoci nell’amore. Forse vedremo dei difetti, delle infedeltà: abbandoniamole all’amore. È un fuoco che consuma. Facciamo così il nostro Purgatorio nell’amore!

Beata Elisabetta della Trinità

La chiamata universale alla preghiera

pesco-e-monti

Quando cercate la felicità è Cristo che cercate, anche se non lo sapete

Beato Giovanni Paolo II

L’uomo è alla ricerca di Dio. Mediante la creazione Dio chiama ogni essere dal nulla all’esistenza. Coronato “di gloria e di splendore”, l’uomo, dopo gli angeli, è capace di riconoscere che il Nome del Signore “è grande su tutta la terra”. Anche dopo aver perduto la somiglianza con Dio a causa del peccato, l’uomo rimane ad immagine del suo Creatore. Egli conserva il desiderio di Colui che lo chiama all’esistenza. Tutte le religioni testimoniano questa essenziale ricerca da parte degli uomini.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Noi possiamo espanderci, attuarci, completarci e anche disperderci in mille cose, e con tutto questo non fare neanche un passo verso l’unico scopo reale del nostro essere che è Dio. Posti in un luogo che è il creato, siamo destinati ad un altro, tutt’un altro, che non è un luogo, ma è l’Increato. Padroni di mille cose nostre, dobbiamo impadronirci di Colui che non è nostro per alcun diritto, essendo altissimo su di noi. È il mistero della nostra elevazione. Inutile essere uomini, se non per Dio! È ciò che la nostra superbia non capisce.

Don Giuseppe Pollano

Dio, per primo, chiama l’uomo

Se l’anima cerca Dio, molto più il suo amato Signore cerca lei

San Giovanni della Croce

gesù buon pastore

Sia che l’uomo dimentichi il suo Creatore oppure si nasconda lontano dal Suo Volto, sia che corra dietro ai propri idoli o accusi la divinità di averlo abbandonato, il Dio vivo e vero chiama incessantemente ogni persona al misterioso incontro della preghiera. Questo passo d’amore del Dio fedele viene sempre per primo nella preghiera; il passo dell’uomo è sempre una risposta. Man mano che Dio si rivela e rivela l’uomo a se stesso, la preghiera appare come un appello reciproco, un evento di Alleanza. Attraverso parole e atti, questo evento impegna il cuore.

Dal catechismo della Chiesa Cattolica

Il guardare di Dio è amare, per cui, se Egli, per la sua grande misericordia, non ci avesse prima guardati ed amati, come dice San Giovanni, e non si fosse abbassato, […] il nostro vile amore non avrebbe fatto in Lui alcuna presa. […]

[Dio,] oltre ad insegnare all’anima ad amare puramente, liberamente e senza interesse, come Egli ci ama, trasformandola nel suo amore, fa sì che ella ami con la forza con cui è amata da Lui, conferendole quindi la sua stessa forza perché possa amarlo. È come se le ponesse in mano lo strumento e le insegnasse il modo per adoperarlo, usandolo insieme con lei, il che equivale ad insegnarle ad amare e dargliene la capacità.

San Giovanni della Croce

A scuola di preghiera…

La prova della fede

La prima preghiera di Abramo è un velato lamento che ricorda a Dio le sue promesse che non sembrano realizzarsi. Così, fin dall’inizio, appare uno degli aspetti del dramma della preghiera: la prova della fede nella fedeltà di Dio.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

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Dio mi fece capire che concede miracoli a coloro la cui fede uguaglia un granello di senape, e fa mutar di posto le montagne per rendere salda una fede così piccola, ma per i suoi intimi, per sua Madre, non fa miracoli prima di avere messo alla prova la loro fede. Non lasciò forse morire Lazzaro, nonostante che Marta e Maria gli avessero  fatto dire che era malato? Alle nozze di Cana, la Santa Vergine domandò  a Gesù di venire in aiuto al padrone di casa, e non le rispose Gesù che la sua ora non era ancora giunta? Ma dopo la prova, quale ricompensa! L’acqua si cambia in vino… Lazzaro risuscita!

Santa Teresa di Lisieux

La preghiera, obbedienza della fede

L’obbedienza è il miglior mezzo per non sbagliare

Santa Teresa di Lisieux

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Non appena Dio lo chiama, Abramo parte  “come gli aveva ordinato il Signore”: il suo cuore è tutto “sottomesso alla Parola”; egli obbedisce. L’ascolto del cuore che si decide secondo Dio è essenziale alla preghiera: le parole sono relative rispetto ad esso. Ma la preghiera di Abramo si esprime anzitutto con azioni: uomo del silenzio, ad ogni tappa costruisce un altare al Signore.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Operando, dopo aver riflettuto e pregato, e rimettendoci, in seguito, nelle mani di Dio, noi prendiamo il solo e più sicuro cammino verso la pace interiore, verso quella pace “che supera ogni senso”. Poiché un’anima che si pone nella volontà di Dio, non può ingannarsi: essa partecipa dell’infallibilità di Dio stesso. Un’agitazione superficiale può qualche volta ricoprire e nascondere questa pace profonda: ma non la perdiamo veramente mai. È là che dobbiamo rituffarci nelle ore di turbamento. Vi si trova il proprio essere vero, perché vi si trova Dio, per opera del quale si è.

Dom Augustin Guillerand, certosino

La creazione, sorgente della preghiera

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Facciamo, disse il Padre,

ciò che merita il tuo amore [del Figlio]

mentre dice tale frase

il mondo sorge creato,

è un palazzo per la Sposa [l’umanità]

con sapienza edificato…

affinché la Sposa sappia

quale Sposo ella possiede.

San Giovanni della Croce

Poesia sulla Creazione 

È a partire innanzitutto dalla realtà della creazione che vive la preghiera. I primi nove capitoli della Genesi descrivono questa relazione a Dio come offerta dei primogeniti del gregge da parte di Abele, come invocazione del nome divino da parte di Enos, come cammino con Dio. L’offerta di Noè è gradita a Dio, che lo benedice – e, attraverso lui, benedice tutta la creazione – perché il suo cuore è giusto e integro: egli pure cammina con Dio. Questa qualità della preghiera è vissuta da una moltitudine di giusti in tutte le religioni.

Dal catechismo della Chiesa Cattolica

 

Secondo quanto afferma S. Paolo, il Figlio di Dio è lo splendore della gloria del Padre e l’immagine della sua sostanza (Eb 1,3). È dunque da osservare che Dio, con la sola immagine del suo Figlio guardò tutte le cose, dando loro l’essere naturale, comunicando molte grazie  e doni naturali, facendole infinite e perfette secondo le parole del Genesi: Dio guardò tutte le cose che aveva fatto ed erano  molto buone.scansione0025 Vederle molto buone equivale a farle molto buone nel Verbo, suo Figlio. Guardandole, non soltanto comunicò loro l’essere e le grazie,  ma con questa immagine di suo Figlio le lasciò rivestite di bellezza, comunicando loro l’essere soprannaturale. […] Nella viva contemplazione e nella conoscenza delle creature, l’anima vede con grande chiarezza tanta copia di grazie, di bellezza e di virtù di cui sono state dotate da Dio, talché esse le paiono tutte rivestite di ammirabile bellezza e virtù naturale derivate e comunicate dall’infinita bellezza soprannaturale dell’immagine di Dio. Lo sguardo di Dio riveste di bellezza e di gioia  il mondo e tutti i cieli.

San Giovanni della Croce

La preghiera, se autentica,  sboccia in intercessione

Chi diventa assoluta proprietà di Dio diventa dono di Dio per tutti

(Verbi Sponsa)

Avendo creduto in Dio, camminando alla sua presenza e in Alleanza con Lui, Abramo  […] è in sintonia con la compassione del suo Signore per gli uomini, ed osa intercedere per loro con una confidenza audace.

Dal catechismo della Chiesa Cattolica 

Un giorno, una persona di mia conoscenza, , avendo visto dalla sarda che, nel cuore della notte, erano ancora accese le luci della cella, mi domandò: “ Padre, ma lei dorme di notte?” “Sì”, risposi. “E allora perché era accesa la luce alle tre della notte?”  “Vedi, aggiunsi, succede a me quello che capita ad un padre di famiglia. Quando il tuo bimbo di notte, preso da un dolore o da un cattivo sogno, piange, tu ti alzi, lo accogli nelle tue braccia e lo vai cullando, finché non ritrova nel sonno la sua pace. Ebbene, per grazia di Dio, anch’io vivo qualcosa del genere. Quando sento insistente il grido dell’umanità, le sue lacrime, il tormento delle sue pene, il pianto di una struggente nostalgia di bene, io mi alzo e con affetto mi piego sull’umanità sofferente, cullandola nella preghiera e attendendo che in Dio ritrovi la sua pace […] La paternità spirituale non è una parola vuota e nebulosa. [..] è sempre partecipazione all’unica paternità di Dio, così omogenea da costituire con Lui un cuor solo e da essere disposti a fare dono del meglio di sé. I fratelli diventeranno nostri figli, quando li ameremo con il cuore del Padre celeste.

Padre Maurizio di Gesù Bambino   

 

La prova della fede

La prima preghiera di Abramo è un velato lamento che ricorda a Dio le sue promesse che non sembrano realizzarsi. Così, fin dall’inizio, appare uno degli aspetti del dramma della preghiera: la prova della fede nella fedeltà di Dio.

Dal Catechismo della Chiesa Cattolica

Dio mi fece capire che concede miracoli a coloro la cui fede uguaglia un granello di senape, e fa mutar di posto le montagne per rendere salda una fede così piccola, maper i suoi intimi, per sua Madre, non fa miracoli prima di avere messo alla prova la loro fede. Non lasciò forse morire Lazzaro, nonostante che Marta e Maria gli avessero  fatto dire che era malato? Alle nozze di Cana, la Santa Vergine domandò  a Gesù di venire in aiuto al padrone di casa, e non le rispose Gesù che la sua ora non era ancora giunta? Ma dopo la prova, quale ricompensa! L’acqua si cambia in vino… Lazzaro risuscita!

Santa Teresa di Lisieux

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