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Ecco un power point per conoscere meglio Santa Teresa e i suoi scritti…: Santa Teresa

 

 

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I consigli di Papa Francesco

Lodare Dio invece di lamentarsi sempre

Poi c’è l’amarezza che “sempre ci porta a espressioni di lamentele”: gli uomini che si lamentano davanti a Dio invece di lodarLo: lamentele come  musica che accompagna la vita. Il pensiero del Papa va a Santa Teresa che diceva: “Guai la suora che dice: ‘Mi hanno fatto un’ingiustizia, mi hanno fatto una cosa non ragionevole’”. E, poi, al profeta Giona: “premio Nobel delle lamentele”, lo definisce Papa Francesco. Fuggì da Dio perché si lamentava che Dio gli avrebbe fatto qualcosa, poi finì annegato e ingoiato dal pesce e dopo tornò alla missione. E invece di rallegrarsi per la conversione della gente, si lamentava perché Dio la salvava.“E non è facile perché per lasciarsi consolare dal Signore ci vuole spogliarsi dei nostri egoismi, di quelle cose che sono il proprio tesoro, sia l’amarezza, siano le lamentele, siano tante cose. Ci farà bene oggi, ognuno di noi, fare un esame di coscienza: com’è il mio cuore? Ho qualche amarezza lì? Ho qualche tristezza? Com’è il mio linguaggio? È di lode a Dio, di bellezza o sempre di lamentele? E chiedere al Signore la grazia del coraggio, perché nel coraggio viene Lui a consolarci e chiedere al Signore: Signore, vieni a consolarci”.

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Un pensiero di Teresa Benedetta della Croce

nelle mani di Dio…

Quando giunge la sera e uno sguardo retrospettivo ci mostra che non abbiamo portato a termine se non una minima parte del lavoro che ci eravamo prefissi e che molto è rimasto incompiuto, quando tante cose suscitano vergogna e dolore, allora prendiamo tutto come si trova e poniamolo nelle mani di Dio, affidiamolo a Lui. In questo modo potremo riposare in Lui, riposare veramente e cominciare il nuovo giorno come fosse una nuova vita.

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I consigli di Papa Francesco

Umiltà, per essere come Gesù

E, qual è lo stile di vita del cristiano? “Uno stile come quello di Gesù, di umiltà”, ha spiegato Francesco:  Ci vuole umiltà per credere che il Padre, Signore del Cielo e della Terra, come dice il Vangelo , ha nascosto queste cose ai sapienti, ai dotti e le ha rivelate ai piccoli. Umiltà è essere piccolo, … piccolo che cresce ogni giorno, piccolo che ha bisogno dello Spirito Santo per poter andare avanti, verso la pienezza della propria vita.” “Qualcuno crede che essere umile – ha osservato il Papa – è essere educato, cortese, chiudere gli occhi nella preghiera..” “No, essere umile non è quello”. Allora “come posso sapere se sono umile?”, ha chiesto Francesco: C’è un segno, un segnale, l’unico: accettare le umiliazioni. L’umiltà senza umiliazioni non è umiltà. Umile è quell’uomo, quella donna, che è capace di sopportare le umiliazioni come le ha sopportate Gesù, l’umiliato, il grande umiliato.”

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Un pensiero di Teresa di Los Andes

Come vorrei legare i cuori delle creature e farli arrendere all’amore di Dio! Tu non conosci il cielo che io, per misericordia di Dio, posseggo nel cuore. Sì. Nella mia anima ho il cielo perché in essa sta Dio e Dio è il cielo. Chi compie la volontà di mio Padre, questi mi ama “e mio Padre lo amerà e verremo a lui e dimoreremo in lui”. Questo ti dice Gesù. Perciò compi il tuo dovere e vivrai con Lui lì, nella tua anima, come in una cella. Potrai ascoltarlo e vederlo tutti i momenti del giorno.

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I consigli di Papa Francesco

Quando sei sul bus…

“Coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”: è questo il concetto di famiglia per Gesù, una famiglia “più ampia di quella in cui si viene al mondo”. E questo, commenta il Papa, “fa pensare al concetto di familiarità con Dio e con Gesù” che è qualcosa in più rispetto all’essere “discepoli” o “amici”; non è un atteggiamento “formale”, nè “educato” nè tantomeno “diplomatico” Ma familiarità con Gesù, significa anche “stare con Lui, guardarlo, ascoltare la sua Parola, cercare di praticarla, parlare con Lui” . E la parola, è preghiera, sottolinea Francesco: “quella preghiera che si fa anche di strada: ‘Ma, Signore cosa pensi?’. Questa è la familiarità, no? Sempre. I santi ne avevano. Santa Teresa, è bello, perché dice che trovava il Signore dappertutto, era famigliare col Signore dappertutto, anche fra le pentole in cucina, era così. Familiarità col Signore”. “diamo il passo in questo atteggiamento di familiarità col Signore. Quel cristiano, con i problemi, che va nel bus, nella metro e interiormente parla col Signore o almeno sa che il Signore lo guarda, gli è vicino: questa è la familiarità, è vicinanza, è sentirsi della famiglia di Gesù. Chiediamo questa grazia per tutti noi, capire cosa significa familiarità col Signore. Che il Signore ci dia questa grazia”.

 

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Un pensiero di Teresa di Lisieux

Far piacere a Gesù…

Quando non sento nulla, quando sono incapace di pregare, di praticare la virtù, è quello il momento di cercare delle piccole occasioni, dei nonnulla che piacciono a Gesù più che l’impero del mondo, più del martirio sofferto eroicamente. Per esempio, un sorriso, una parola amabile quando avrei voglia solo di tacere o di avere un’aria annoiata, ecc. ecc. Mi capisci, Celina cara? Non è per fare una corona [cioè acquistare dei meriti], è soltanto per fare piacere a Gesù… Quando non mi capita alcuna occasione, gli voglio almeno dire tante volte che lo amo…. Celina, ho paura di non averti detto la cosa più necessaria. Forse penserai che faccia sempre quello che dico. Oh! No, non sono sempre fedele, ma non mi scoraggio mai. M’abbandono nelle braccia di Gesù…

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I consigli di Papa Francesco

Come posso piacere a Dio?

Come, concretamente, possiamo allora piacere a Dio? Quando si vuole far piacere a una persona cara, ad esempio facendole un regalo, bisogna prima conoscerne i gusti, per evitare che il dono sia più gradito a chi lo fa che a chi lo riceve. Quando vogliamo offrire qualcosa al Signore, troviamo i suoi gusti nel Vangelo. … Egli dice: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40). Questi fratelli più piccoli, da Lui prediletti, sono l’affamato e l’ammalato, il forestiero e il carcerato, il povero e l’abbandonato, il sofferente senza aiuto e il bisognoso scartato. Sui loro volti possiamo immaginare impresso il suo volto; sulle loro labbra, anche se chiuse dal dolore, le sue parole: «Questo è il mio corpo» (Mt 26,26). Nel povero Gesù bussa al nostro cuore e, assetato, ci domanda amore. Quando vinciamo l’indifferenza e nel nome di Gesù ci spendiamo per i suoi fratelli più piccoli, siamo suoi amici buoni e fedeli, con cui Egli ama intrattenersi. Dio lo apprezza tanto, apprezza l’atteggiamento … della «donna forte» che «apre le sue palme al misero, stende la mano al povero» (Pr 31,10.20). Questa è la vera fortezza: non pugni chiusi e braccia conserte, ma mani operose e tese verso i poveri, verso la carne ferita del Signore.

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Un pensiero di Santa Elisabetta della Trinità

Essere sposa di Cristo!

Essere sposa è avere tutti i diritti sul suo Cuore… è un cuore a cuore per tutta una vita… è vivere con, sempre con… è non saper più altro che amare: amare adorando, amare riparando, amare pregando, domandando, dimenticandosi; amare sempre sotto tutte le forme! “Essere sposa” è avere gli occhi nei suoi, il pensiero abitato da Lui, il cuore tutto preso, tutto invaso, come fuori di sé e passato in Lui, l’anima piena della sua anima, piena della sua preghiera, tutte l’essere avvinto e donato…. è, fissandolo sempre con lo sguardo, sorprendere il minimo segno e il minimo desiderio; è entrare in tutte le sue gioie, condividere tutte le sue tristezze…

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I consigli di Papa Francesco

L’incontro  col Signore

La Chiesa, che è madre, dice il Papa all’omelia, vuole che ognuno di noi pensi alla propria morte. Tutti noi siamo abituati alla normalità della vita, orari, impegni, lavoro, momenti di riposo, e pensiamo che sarà sempre così. Ma un giorno, prosegue Francesco, ci sarà la chiamata di Gesù che ci dirà: “Vieni!”.  Per alcuni questa chiamata sarà improvvisa, per altri dopo una lunga malattia, non lo sappiamo. Ma, ripete il Papa, “la chiamata ci sarà!” E sarà una sorpresa, ma poi ci sarà l’altra sorpresa del Signore: la vita eterna. Per questo “la Chiesa in questi giorni ci dice: fermati un po’, fermati per pensare alla morte”.

E oggi la Chiesa, oggi il Signore, con quella bontà che ha, dice a ognuno di  noi: “Fermati, fermati, non tutti i giorni saranno così. Non abituarti come questo fosse l’eternità. Ci sarà un giorno che tu sarai tolto, l’altro rimarrà, tu sarai tolta, tu sarai tolta”. E’ andare col Signore, pensare che la nostra vita avrà fine. E questo fa bene”.

Questo fa bene, spiega il Papa, di fronte all’inizio di una nuova giornata di lavoro, ad esempio, possiamo pensare: “Oggi forse sarà l’ultimo giorno, non so, ma farò bene il lavoro”. E così nei rapporti in famiglia o quando andiamo dal medico.

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Un pensiero di Santa Teresa di Lisieux


Le chiesi, la sera, che cosa intendesse per « restare bambino piccolo dinanzi a Dio »; mi rispose:

È riconoscere il proprio nulla, sperare tutto da Dio mi­sericordioso, come un bambinello attende tutto dal suo babbo; è non inquietarsi di alcunché, non guadagnare ric­chezze. Anche i poveri danno al bambino quanto gli è ne­cessario, ma appena egli cresce, il padre non vuole più man­tenerlo, e gli dice: Lavora! Ora puoi bastare a te stesso. È per non sentirmi dire così che ho preferito non crescere; mi sentivo incapace di guadagnarmi la vita, la vita eterna del Cielo! Perciò, sono rimasta sempre piccola, senz’altra occu­pazione che di cogliere fiori, i fiori dell’amore e del sacrificio, e offrirli al Signore, per suo piacere.  Essere piccoli, vuol dire anche non attribuire affatto a noi stessi le virtù che pratichiamo, non crederci capaci di nulla, ma riconoscere che Dio misericordioso pone il tesoro della virtù in mano al suo bimbo, perché questi se ne serva quando ne ha bisogno; ma il tesoro è sempre di Dio. Infine, è non perdersi d’animo per le proprie mancanze, perché i bimbi cadono spesso, ma sono troppo piccini per farsi un male grosso.

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