Il Carmelo di Quart vi accoglie con gioia!

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Ecco un power point per conoscere meglio Santa Teresa e i suoi scritti…: Santa Teresa

 

 

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Un consiglio di Papa Francesco

L’esame di coscienza

Francesco ha suggerito «una preghiera bella che noi possiamo fare tutti i giorni, prima di andare a letto, guardare un po’ la giornata» e domandarsi: «Ma quale spirito ho io oggi seguito? Lo spirito di Dio o lo spirito del mondo?». E il Papa ha fatto notare che «questo si chiama fare l’esame di coscienza: sentire nel cuore cosa è successo in questa guerra interiore, e come io mi sono difeso dallo spirito del mondo che mi porta alla vanità, alle cose basse, ai vizi, alla superbia, a tutto questo». Dunque, «come mi sono difeso dalle tentazioni concrete?». Si devono «individuare le tentazioni». E «questo si fa come preghiera, prima di andare a letto, oggi: quali sentimenti ho avuto. Individuare qual è lo spirito che mi ha spinto a quel sentimento, mi ha ispirato quel sentimento: è lo spirito del mondo o lo spirito di Dio?». Facendo l’esame di coscienza con questa preghiera serale, ha affermato il Pontefice «tante volte, se siamo onesti, troveremo che “oggi sono stato invidioso, ho avuto cupidigia, ho fatto questo”». E «questo è lo spirito del mondo». Ma, ha insistito Francesco, è opportuno «individuarli» questi sentimenti, «perché questo è vero: tutti noi abbiamo dentro questa lotta, ma se noi non capiamo come funzionano questi due spiriti, come agiscono, non riusciamo ad andare avanti con lo spirito di Dio che ci porta a conoscere il pensiero di Cristo, il senso di Cristo». In realtà, ha fatto notare il Papa, «è molto semplice: abbiamo questo gran dono, che è lo spirito di Dio, ma siamo fragili, siamo peccatori e abbiamo anche la tentazione dello spirito del mondo». E «in questo combattimento spirituale, in questa guerra dello spirito, bisogna essere vincitori come Gesù, ma è necessario sapere quale strada si percorre». Proprio «per questo è tanto utile l’esame di coscienza, alla sera rivedere la giornata e dire: “sì, oggi sono stato tentato qui, ho vinto qui, lo Spirito Santo mi ha dato questa ispirazione”». Insomma, si tratta di «conoscere cosa succede nel cuore». E, ha messo in guardia il Pontefice, «se noi non facciamo questo, se noi non sappiamo cosa succede nel nostro cuore — e questo non lo dico io, lo dice la Bibbia — siamo come gli “animali che non capiscono nulla”, vanno avanti con l’istinto». Però «noi non siamo animali, siamo figli di Dio, battezzati con il dono dello Spirito Santo». E «per questo — ha concluso Francesco — è importante capire cosa è successo oggi nel mio cuore. Il Signore ci insegni a fare sempre, tutti i giorni, l’esame di coscienza».

 

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Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta

la chiamata di Gesù

Ognuno di noi può sperimentare la chiamata di Gesù: non c’è nulla di straordinario in questo! Dio ama ciascuno e lo chiama in modo inconfondibile e irripetibile! la vocazione prima ancora di essere un sentimento o un pensiero è un fatto che accade, un incontro che inizia con una certa percezione sulla vita che la fa cogliere come preziosa ai suoi occhi. Sei consapevole che Lui ha cura di te, parla nel profondo e accende l’entusiasmo per la vita. “Egli ci ha amati per primo” ( 1 Gv 4, 19). Un gusto particolare ti porta alla consapevolezza che il Signore è presente e vuole rileggere la tua storia, la tua vita con te, accanto a te. La sua compagnia, la sua Presenza ti lega di più a Lui e cresce dentro l’interesse verso la sua Parola pronunciata sulla tua vita, ti scopri amata e conosciuta per quello che sei, guardata dalla misericordia di Dio e toccata dal suo amore che libera, apre, incammina, “avventura la vita” per dirla con le parole di santa Teresa d’Avila. Desideri allora fermarti con Lui, rimanere con Lui, stare con Lui sul monte…  A volte il Signore scompagina i progetti e ha un modo inusitato di raggiungerti. Ma se il tuo cuore è aperto e disponibile, se tieni conto che Lui è imprevedibile, percorrendola puoi scoprire la tua strada, senza stancarti mai di porre domande alla tua vita!

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Un pensiero di Santa Teresa Margherita Redi

Come non lodare e glorificare il Signore per tutti i benefici da Lui ricevuti? Ringraziarlo è un bisogno dell’anima.

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Un consiglio di Papa Francesco

Perdonare e pregare per i nemici

Ma pregare per quelli che vogliono distruggermi, i nemici, perché Dio li benedica: questo è veramente difficile da capire. Pensiamo al secolo scorso, i poveri cristiani russi che per il solo fatto di essere cristiani erano mandati in Siberia a morire di freddo: e loro dovevano pregare per il governante boia che li mandava lì? Ma come mai? E tanti lo hanno fatto: hanno pregato. Pensiamo a Auschwitz e ad altri campi di concentramento: loro dovevano pregare per questo dittatore che voleva la razza pura e ammazzava senza scrupolo, e pregare perché Dio li benedicesse! E tanti lo hanno fattoMa quanta distanza, un’infinita distanza fra noi che tante volte non perdoniamo piccole cosine, e questo che ci chiede il Signore e di cui ci ha dato esempio: perdonare coloro che cercano di distruggerci. Nelle famiglie è tanto difficile, a volte, perdonarsi i coniugi dopo qualche disputa, o perdonare la suocera, anche: non è facile. Il figlio, chiedere il perdono al papà, è difficile. Ma perdonare coloro che ti stanno ammazzando, che vogliono farti fuori … Non solo perdonare: pregare per loro, perché Dio li custodisca! Di più: amarli. Soltanto la parola di Gesù può spiegare questo. Io non riesco ad andare oltre. Ci farà bene, oggi, pensare a un nemico – credo che tutti noi ne abbiamo qualcuno – uno che ci ha fatto del male o che ci vuole fare del male o che cerca di fare del male: a questo. La preghiera mafiosa è: “Me la pagherai”. La preghiera cristiana è: “Signore, dagli la tua benedizione e insegnami ad amarlo”. Pensiamo ad uno: tutti noi ne abbiamo. Pensiamo a lui. Preghiamo per lui. Chiediamo al Signore di darci la grazia di amarlo.

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Parla Signore, il tuo servo ti ascolta

Come Maria…

Dobbiamo essere sempre ben consapevoli che la chiamata del Signore alla vita monastica non ci apre il cammino verso una vita di realizzazione o di prestigio personali, ma a una vita di immolazione nel semplice quotidiano. Dovremmo quindi provare la gioia di sapere che siamo nella volontà di Dio, volontà che si manifesta a noi attraverso le mediazioni: l’abate, la Regola, la comunità. La gioia del cristiano, del figlio di Dio, del monaco in particolare è proprio quella di essere nella totale disponibilità alla volontà di Dio, a lasciare che il Signore sia libero di fare quello che vuole di noi, sempre. Se noi non abbiamo fede e amore e non siamo in questo atteggiamento di sottomissione totale, nulla ci riesce sopportabile. Se noi siamo in questo atteggiamento, tutto invece è adorabile. Proviamo a interrogarci su quante cose sono per noi gravose e difficili da accettare. E questo che cosa significa? Che io non sono totalmente aperta e consegnata al Signore, che forse ho lasciato che il mio cuore si stringesse, si indurisse non lasciando spazio all’amore. Dobbiamo veramente aprirci allo Spirito che ci fa liberi e ci fa capaci di amare e quindi di compiere in tutto, con gioia, la volontà di Dio. (…) La vocazione alla vita consacrata è una chiamata a essere trasformati dalla fecondità soprannaturale che non ha limiti, perché la grazia di Dio non è mai angusta, ma se accolta e assecondata fiorisce e fruttifica in abbondanza; è dunque veramente una chiamata a diventare, con Maria, Madre del Verbo e a generarlo nelle anime, ossia a generare figli di Dio. Questa è un’esperienza che i monaci accolgono con gioia e stupore man mano che procedono nel loro cammino, offrendo quotidianamente la loro vita perché tutti gli uomini possano conoscere Dio, amarlo e goderlo nella vita eterna.

Anna Maria Canopi

 

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Un pensiero della beata M. Giuseppina di Gesù Crocifisso

Scoprire Dio guardando la sua creazione…

 

Ho gustato sempre leggere nel libro aperto della natura. Godevo nel sentire il profumo soave degli aranci in fiore, udire – a guisa di preghiera – il dolce canto degli uccelli, guardare l’azzurro del cielo, il sorgere e il tramontare del sole, specie quando gli ultimi raggi indoravano le cime degli alberi. L’ordine e la bellezza della natura mi parlavano tanto di Dio, e l’anima mia non si stancava di innalzare lodi al grande Creatore.

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Un consiglio di Papa Francesco

Leggere la Parola di Dio per trasformare la vita

La lettura orante della Parola di Dio, più dolce del miele (cfr Sal 119,103) e «spada a doppio taglio» (Eb 4,12), ci permette di rimanere in ascolto del Maestro affinché sia lampada per i nostri passi, luce sul nostro cammino (cfr Sal 119,105). Come ci hanno ben ricordato i Vescovi dell’India, «la devozione alla Parola di Dio non è solo una delle tante devozioni, una cosa bella ma facoltativa. Appartiene al cuore e all’identità stessa della vita cristiana. La Parola ha in sé la forza per trasformare la vita».

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Parla Signore, il tuo servo ti ascolta!

Non rimandare in eterno…

In realtà cosa c’è di più  importante per un giovane che scegliere bene la strada della propria  vita? Cosa vale di più che comprendere e realizzare a pieno la propria esistenza secondo il progetto del Signore?  Come non chiedere continuamente a Gesù, come San Francesco ” COSA VUOI CHE IO FACCIA?” Al riguardo, se non si può e non si deve mai improvvisare, è spesso purtroppo facile procrastinare o fare finta di nulla o rimandare in eterno! Ma attenzione: Ne va della vita!! 
Ogni vocazione, ma in particolare la chiamata alla vita religiosa, chiede dunque di essere “affrontata”, verificata nella preghiera e con la Parola di Dio; chiede uno sguardo onesto e sincero su se stessi e dunque una conoscenza e una consapevolezza di sè ; esige un cammino di discernimento serio; matura e si rivela nell’accompagnamento spirituale e umano accanto a delle buone guide.

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Un pensiero di Santa Teresa di Lisieux

Amare è dare tutto e dare se stessi

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Un consiglio di Papa Francesco

Come va la mia fede?

Si legge nella Lettera agli Efesini: «Afferrate sempre lo scudo della fede». Su questo dettaglio si è soffermato il Pontefice: «Una cosa che ci aiuterebbe tanto sarebbe domandarci: Ma come va la mia fede? Io credo o non credo? O credo un po’ sì e un po’ no? Sono un po’ mondano e un po’ credente?». Quando recitiamo il Credo, lo facciamo solo a «parole»? Siamo consapevoli, ha chiesto Francesco, che «senza fede non si può andare avanti, non si può difendere la salvezza di Gesù?». Richiamando il brano evangelico di Giovanni, al capitolo nono, in cui Gesù guarisce il ragazzo che i farisei non volevano credere fosse cieco, il Papa ha fatto notare come Gesù non chieda al ragazzo: «Sei contento? Sei felice? Hai visto che io sono buono?», ma: «Tu credi nel Figlio dell’uomo? Tu hai fede?». Ed è la stessa domanda che rivolge «a noi tutti i giorni». Una domanda ineludibile perché «se la nostra fede è debole, il diavolo ci vincerà». L’armatura del cristiano, ha continuato il Papa, è composta anche dall’«elmo della salvezza», dalla «spada dello Spirito» e dalla preghiera. Lo ricorda san Paolo: «in ogni occasione, pregate». E lo ha ribadito il Pontefice: «Pregate, pregate». Non si può, infatti, «portare avanti una vita cristiana senza la vigilanza».

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