Il Carmelo di Quart vi accoglie con gioia!

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Ecco un power point per conoscere meglio Santa Teresa e i suoi scritti…: Santa Teresa

 

 

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Parla, Signore, il suo servo ti ascolta

Un consiglio di Edith Stein per la ricerca vocazionale…

I nostri giorni  sono spesso caratterizzati da un ritmo piuttosto concitato e il rischio è quello di farsi travolgere dalla velocità. Ne derivano comportamenti che assomigliano più a una serie di reazioni agli stimoli che non una risposta consapevole alla chiamata di Dio (che coincide con la piena realizzazione del profondo Io della persona). Per questo da subito Edith Stein (Santa Teresa Benedetta della Croce) non esita a suggerire alle giovani che a lei si rivolgono di sottrarsi al flusso continuo degli eventi per incamminarsi sulla via del silenzio interiore. Se la persona fa questo passo, allora poi riesce a udire la chiamata di Dio e sperimenta che la vocazione che le viene offerta dall’alto corrisponde esattamente al desiderio più profondo del suo Io: la chiamata di Dio infatti è un portare a pienezza di realizzazione gli stessi doni che Egli ha elargito alla persona quando l’ha creata. Natura e Grazia operano infatti sempre in sinergia.

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Un pensiero di Elisabetta della Trinità

«Dimorate in Me» (Gv 15,4). È il Verbo di Dio che dà quest’ordine, che esprime questa volontà. Dimorate in Me non per qualche istante, qualche ora che deve passare, ma «dimorate» in modo permanente, abituale. Dimorate in Me per essere presenti ad ogni persona e ad ogni cosa. Penetrate sempre di più in questa profondità. Questa è veramente la solitudine dove Dio vuole attirare l’anima per parlarle, come cantava il profeta (Os 2,14).

 

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Un consiglio di Papa Francesco

«Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati».

Il mondo ci propone il contrario: il divertimento, il godimento, la distrazione, lo svago, e ci dice che questo è ciò che rende buona la vita. Il mondano ignora, guarda dall’altra parte quando ci sono problemi di malattia o di dolore in famiglia o intorno a lui. Il mondo non vuole piangere: preferisce ignorare le situazioni dolorose, coprirle, nasconderle. Si spendono molte energie per scappare dalle situazioni in cui si fa presente la sofferenza, credendo che sia possibile dissimulare la realtà, dove mai, mai può mancare la croce. La persona che vede le cose come sono realmente, si lascia trafiggere dal dolore e piange nel suo cuore è capace di raggiungere le profondità della vita e di essere veramente felice. Quella persona è consolata, ma con la consolazione di Gesù e non con quella del mondo. Così può avere il coraggio di condividere la sofferenza altrui e smette di fuggire dalle situazioni dolorose. In tal modo scopre che la vita ha senso nel soccorrere un altro nel suo dolore, nel comprendere l’angoscia altrui, nel dare sollievo agli altri. Questa persona sente che l’altro è carne della sua carne, non teme di avvicinarsi fino a toccare la sua ferita, ha compassione fino a sperimentare che le distanze si annullano. Così è possibile accogliere quell’esortazione di san Paolo: «Piangete con quelli che sono nel pianto» (Rm 12,15).

Saper piangere con gli altri, questo è santità.

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Parla Signore, il tuo servo ti ascolta

“Chi fa entrare Cristo [nella propria vita] non perde nulla, nulla – assolutamente nulla di ciò che rende la vita libera, bella e grande. No, solo in questa amicizia si spalancano le porte della vita. Solo in questa amicizia si dischiudono realmente le grandi potenzialità della condizione umana. Solo in questa amicizia noi sperimentiamo ciò che è bello e ciò che libera”

Benedetto XVI

“Che cosa di più dolce per noi, fratelli carissimi, di questa voce del Signore che ci invita?”

Regola di San Benedetto

Il cammino di ogni vocazione vera ha inizio dall’ascolto. L’ascolto non può avvenire se non nel silenzio – bisogna dunque far tacere le preoccupazioni esteriori, i progetti e i desideri fugaci, per giungere alla verità di se stessi. La voce di Dio non si è affievolita nel corso dei secoli, anche oggi “fra la folla degli uomini a cui rivolge questo grido, il Signore cerca il suo operaio.” (RB Pr, 14).  Dio chiama nel concreto della vita di ogni giorno, negli eventi delle nostre giornate, nelle parole e nelle azioni dei nostri fratelli. Dio ci è vicino, non è astratto, né distratto, ci è accanto e ci conosce. Non pretende da noi azioni straordinarie, sforzi inumani di perfezione, trasformazioni istantanee. Vuole semplicemente che gli apriamo un piccolo varco nel nostro mondo interiore. Desidera parlare con noi, entrare nel nostro pensiero, vincere le nostre paure. Lasciamo che si avvicini. Scopriremo nella sua Luce la verità di noi stessi. Crescendo nella conoscenza di Dio e nel dialogo con Lui si può scoprire la vocazione monastica che non è privazione, ma è donazione e libertà.

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Un pensiero di Teresa di Los Andes

L’eucaristia

 

Gesù sta nell’Eucaristia, vive tra noi. Ascoltiamolo perché Egli è la Verità. Guardiamolo perché Egli è l’immagine del Padre. Amiamolo perché Egli è l’amore che si dà alle sue creature. Egli viene nella nostra anima perché essa sparisca in Lui, per divinizzarla. Quale unione, grande che sia, si può paragonare a questa? Io che divento come Gesù. Egli è il mio cibo. Sono assimilata a Lui.

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Un consiglio di Papa Francesco

Credere alla presenza di Gesù Risorto

È Gesù risorto che oggi è in mezzo a noi: sarà qui sull’altare; è nella Parola… E sull’altare sarà così: risorto! È Cristo che vuole difenderci, l’Avvocato, quando noi abbiamo peccato, per ringiovanirci. Fratelli e sorelle, chiediamo la grazia di credere che Cristo è vivo, è risorto! Questa è la nostra fede, e se noi crediamo a questo, le altre cose sono secondarie. Questa è la nostra vita, questa è la nostra vera gioventù. La vittoria di Cristo sulla morte, la vittoria di Cristo sul peccato. Cristo è vivo. “Sì, sì, adesso farò la Comunione…”. Ma quando tu fai la Comunione, sei sicuro che Cristo è vivo lì, è risorto? “Sì, è un po’ di pane benedetto…” No, è Gesù! Cristo è vivo, è risorto in mezzo a noi e se noi non crediamo questo, non saremo mai buoni cristiani, non potremo esserlo. “Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore”. Chiediamo al Signore la grazia che la gioia non ci impedisca di credere, la grazia di toccare Gesù risorto: toccarlo nell’incontro mediante la preghiera; nell’incontro mediante i sacramenti; nell’incontro con il suo perdono che è la rinnovata giovinezza della Chiesa; nell’incontro con gli ammalati, quando andiamo a trovarli, con i carcerati, con quelli che sono i più bisognosi, con i bambini, con gli anziani. Se noi sentiamo la voglia di fare qualcosa di buono, è Gesù risorto che ci spinge a questo. E’ sempre la gioia, la gioia che ci fa giovani.

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Parla, Signore, il tuo servo ti ascolta

Vocazione: come te ne accorgi?

Bisogna pregare molto e frequentare i sacramenti. E’ molto importante avere anche il parere di un buon direttore spirituale. In generale possiamo dire che la persona chiamata da Dio alla vita religiosa, desidera realizzare qualcosa di importante per sé e per la propria vita, percepisce nel cuore che Dio le sta chiedendo qualcosa in più, la vita normale che conduce le piace, ma sente che in fondo le manca qualcosa. Devi pregare ogni giorno, chiedendo a Dio che ti riveli quali sono i suoi piani su di te. Non chiedere a te stesso «Cosa voglio fare per la mia vita ?» Questa è una domanda sbagliata! Invece, dovresti pensare e chiederti «Gesù, cosa vuoi che io faccia?» 

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Sai di essere amato?

Le Carmelitane Scalze del monastero “Madre della Misericordia” di Quart (Ao)

ti accolgono con gioia nel loro blog e soprattutto

nelle loro preghiere.

Se sei capitato qui non è stato un caso

Nulla accade per caso, ma tutto è mosso dall’Amore di Dio!

Neanche tu sei nato per caso,

ma sei stato voluto fin dall’eternità

da un Dio che è Amore

per un compito in questo mondo che

tu solo puoi svolgere.

Sai quant’è preziosa la tua vita? Ci hai mai pensato?

Noi abbiamo ricevuto il dono inestimabile di farlo,

perché Dio si è rivelato a noi come

Amore infinito.

Nel Vangelo di Giovanni (3,16), Gesù dice:

“Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito,

perché chiunque crede in Lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.

Sai che cos’è la vita eterna?

Non è qualcosa che inizia soltanto dopo la morte, ma è una realtà

che ti può accompagnare anche adesso, da subito,

se tu apri il tuo cuore a Gesù.

Egli lo colmerà della Sua gioia e della pace vera

e sarà tuo Amico nel sentiero della vita.

Questa è la vita eterna,

vita piena, completa, realizzata nell’amicizia con Gesù attraverso la preghiera.

Forse della preghiera hai un’idea un po’ sbagliata,

pensi che si tratti di qualcosa di noioso, formale, ripetitivo …

S. Teresa d’Avila nella sua autobiografia (8,5) , definisce, invece, così la preghiera:

“Un intimo rapporto d’amicizia, un frequente trattenimento con Colui da cui sappiamo di essere amati”

E tu…sai di essere amato?

Dio ti sta cercando per fare amicizia con te!

Aprigli la porta del cuore e lascia che t’inondi con il suo Amore!

Questo noi cerchiamo di farlo ogni giorno, in una vita di grande solitudine, silenzio, lavoro e preghiera,

chiedendo anche per te e per tutto il mondo

il dono inestimabile della fede!

Il beato Giovanni Paolo II ci ha detto:

“Amare in modo gratuito è un diritto inalienabile della persona umana, anche – e bisognerebbe dire soprattutto- quando l’Amato è Dio stesso. Sulla scia dei contemplativi e dei mistici di ogni tempo, continuate ad attestare con forza e umiltà la dimensione trascendente della persona umana, creata a somiglianza di Dio e chiamata ad una vita d’intimità con Lui… Lasciatemi anche assicurarvi – in nome della tradizione costante della Chiesa- che la vostra vita non solo può annunciare l’Assoluto di Dio, ma che essa possiede un meraviglioso e misterioso potere di fecondità spirituale”

(Alle Carmelitane Scalze di Lisieux, 2/6/1980)

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